martedì 10 novembre 2009

il deficit italiano verso l'IFAD e le minori risorse dalle missioni internazionali nel 2009

L’Italia si era impegnata a versare all’IFAD 41 milioni di euro in tre anni entro il 2009. Arrivati praticamente alla scadenza, l’Italia è l’unico donatore ad avere pagato solo il 36% del promesso, seguita dal Belgio con il 50%, Francia con il 67% e il regno Unito che ha versato il 74%. Tutti gli altri donatori hanno versato ormai il 100%. Nelle nuove promesse di pagamento per il triennio 2009-2011, l’Italia ha incrementato il suo impegno del 56% ( 80 milioni di euro), confermandosi come secondo donatore “virtuale” IFAD dopo gli USA. Il mancato versamento dell’Italia può incidere significativamente sulle attività del Fondo per l’Agricoltura.

Con il terzo decreto del 2009 a fine ottobre che assegna agli interventi civili risorse addizionali sulla 49/87 per 6,8 milioni di euro, il 2009 si chiude con un saldo di 82 milioni di euro per interventi di cooperazione. Si tratta di risorse che, a consuntivo, si aggiungono ai 316 milioni di euro della legge 49/87. Lo scorso anno erano state stanziate risorse aggiuntive dal decreto missioni per 94 milioni di euro. In sintesi il raffronto 2008-2009 del finanziamento degli interventi di cooperazione via lo strumento della “proroga delle missioni” si chiude con un saldo negativo per 12 milioni di euro.

martedì 3 novembre 2009

La Coerenza delle politiche dell'Italia: i risultati del 2009

E’ stato pubblicato l’indice d’impegno per lo sviluppo globale ( Committment to development Index) del 2009 del Global Development Center. Si tratta di un indice che misura l’impegno dei Paesi OCSE a favorire lo sviluppo delle altre aree del globo non solo in termini di aiuto pubblico allo sviluppo ma sulla base dell’ impianto delle politiche di relazioni esterne, quali cooperazione allo sviluppo, commercio, investimenti, migrazione, ambiente sicurezza e ricerca tecnologica.

Nonostante i suoi limiti metodologici, il CDI è considerato un indice che misura la coerenza della politiche per lo sviluppo. Con un punteggio di 4,4, l’Italia si trova al quart’ultimo posto, sopra, Svizzera, Giappone e Corea del Sud, guadagna una posizione rispetto al 2008, ma torna ai livelli del 2007. E’ importante notare che i risultati del 2009 si riferiscono in realtà a politiche messe in opera nel 2008.

L’Italia migliora punteggio e posizione grazie all’aumento della quantità d’aiuto e ala crescita del numero di immigrati non qualificati e richiedenti asilo in Italia. Il risultato complessivo dell’Italia è, comunque, deludente per ognuno degli anni in cui è stato prodotto l’indice. Le limitate performance sono da attribuire ai bassi punteggi bassi ottenuti rispetto alla politiche di ricerca tecnologica, migratoria e di cooperazione allo sviluppo. Per quello che riguarda la politica di ricerca, l’indice penalizza l’Italia per i limitati investimenti pubblici e gli scarsi incentivi alle imprese che investono. Rispetto alle politiche migratorie, il basso punteggio dipende dalle percentuali molto basse di immigrati non qualificati e rifugiati per crisi umanitarie in Italia. Infine, per quello che riguarda la cooperazione allo sviluppo, l’eccessiva frammentazione in micro-iniziative, l’alta quota di aiuto legato, la debolezza quantitativa guadagnano all’Italia uno dei punteggi più bassi. Infine, rispetto alla proiezione geografica, l’insieme delle politiche delle relazioni esterne dell’Italia sembra favorire lo sviluppo sopratutto nell’area mediterranea mentre è l’Estremo oriente l’area più sfavorita.

lunedì 26 ottobre 2009

Aiuto pubblico allo sviluppo: Governo s'impegna ad aumentare risorse finanziaria

Il 21 ottobre sera, contro ogni previsione, l’Aula della Camera ha approvato con voto bi-partisan le mozioni di maggioranza ed opposizione relative alla cooperazione allo sviluppo, sulle quali il Governo aveva espresso parere favorevole, dopo la rimozione di un impegno e riformulazione in quella dell’opposizione.

Con le due mozioni, gli impegni quantitativi che il Governo assume per raggiungere lo 0,7% sono contraddittori ; entro il 2015 per l’opposizione, in un arco temporale più esteso per la maggioranza.


La mozione d’opposizione impegna il Governo:

• aggiornare gli strumenti legislativi e operativi della nostra cooperazione, anche sulla scorta dei lavori parlamentari prodotti nelle precedenti legislature;
• a prevedere - entro dicembre 2010 – per il finanziamento della legge sulla cooperazione allo sviluppo, risorse consistenti e riavviare il percorso di avvicinamento all'obiettivo di destinare all'aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2015 lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
• a riferire, entro fine dicembre in ordine agli stanziamenti previsti, ai centri di spesa e alle rispettive specifiche destinazioni delle risorse necessarie ad adempiere agli impegni assunti assunti quanto alla partecipazione italiana a fondi internazionali di cooperazione allo sviluppo.

I firmatari della mozione unitaria dell’opposzione sono: Quartiani, Volontè, Evangelisti, Maran, Pezzotta, Leoluca Orlando, Sereni, Tabacci, Borghesi, Bressa, Capitanio Santolini, Scilipoti, Giachetti, Binetti, Bobba, Palagiano, Calgaro, Causi, Fiano, Froner, Mogherini Rebesani, Rigoni, Sarubbi, Touadi, Vannucci, Zampa, Bossa, Realacci, Murer

La mozione della maggioranza è più blanda con nessuna scadenza temporale chiara per il Governo a riferire, ma impegna il Governo:

• a non interrompere il processo di graduale incremento del rapporto aiuto pubblico allo sviluppo/reddito nazionale lordo, registratosi nel 2008, anche mediante il versamento di contributi italiani pendenti, con particolare riferimento ai 150 milioni di euro dovuti al fondo globale per la lotta all'aids, alla tubercolosi e alla malaria (altrettanti saranno dovuti nel 2010), a una prima quota di quanto l'Italia deve come adempimento degli obblighi assunti con la Convenzione di Londra sugli aiuti alimentari;
• a dare continuità nel triennio 2010-2012, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad un piano di riallineamento dell'aiuto pubblico allo sviluppo che porti gradualmente l'Italia verso il raggiungimento degli obiettivi internazionalmente fissati;
• a garantire i fondi destinati alle risorse umane necessarie sul piano quantitativo e qualitativo;

I deputati di maggioranza che si sono esposti sulla cooperazione allo sviluppo sono: Boniver, Stefani, Iannaccone, Pianetta, Dozzo, Antonione, Baldelli, Pini, Marsilio, Nirenstein, Angeli, Biancofiore, Bonciani, Renato Farina, Lunardi, Malgieri, Migliori, Osvaldo Napoli, Nicolucci, Picchi, Repetti, Ruben, Zacchera.

lunedì 19 ottobre 2009

Gli italiani & l'aiuto pubblico allo sviluppo

A quattro anni dall’ultima rilevazione demoscopica a livello europeo, dedicata alla cooperazione allo sviluppo, l’Eurobarometro ha reso pubblici i risultati sulla sensibilità degli europei per i temi della solidarietà e cooperazione internazionale, nell’anno della crisi economica. Secondo l’Eurobarometro, il 32% degli italiani è a conoscenza degli MDG, il settimo paese più consapevole nell’Europa dei 27. A giudizio degli gli Italiani le due maggiori sfide che si trovano ad affrontare adesso i Paesi in via di sviluppo sono la povertà e la crisi economica, in linea con quanto risposto dalla media europea. Il 90% del campione italiano ritiene che sia importante aiutare i Paesi in Via di Sviluppo, con una flessione del 4% rispetto a cinque anni fa, collocando l’Italia in nona posizione nella UE, prima di Francia, Regno Unito e Germania. Sempre a giudizio degli Italiani, le ragioni che spingono i donatori a destinare aiuti sono più di tipo geopolitico: contribuire alla stabilità globale (27%), limitare i flussi migratori (24%), evitare l’espansione terroristica (24%), che di tipo filantropico (20%). Il 30% degli italiani pensa che siano le ONU l’organismo più adatto ad aiutare i Paesi in difficoltà. Nonostante la crisi economica, il 74% degli Italiani pensa che le promesse di incremento finanziario dell’aiuto debbano comunque essere mantenute, contro un 16% che vorrebbe congelare o ridurre i livelli d’aiuto.

martedì 13 ottobre 2009

La coerenza delle politiche dell'Italia

Il 19 settembre la Commissione Europea ha pubblicato i risultati del secondo “Rapporto della UE relativa alla coerenza delle politiche per favorire lo sviluppo dei Paesi partner”. La coerenza delle politiche è prevista dal trattato di Maastricht ed è diventata parte integrante dell’approccio europeo alla cooperazione allo sviluppo nel 2005, quando la UE ha indicato le politiche interne (12) dove maggiore era il rischio di generare effetti negativi sulle economie più deboli, tra queste commercio, energie, trasporti, armi. Da allora, ogni due anni la Commissione europea presenta un report che riunisce i contributi degli Stati Membri e chiarisce i progressi fatti nelle 12 aree. Il rapporto tace quelle che sono le aree di maggiori difficoltà né indica quali siano gli Stati Membri più in difficoltà nella messa a coerenza del loro sistema di relazioni esterne. Nel rapporto 2009 si fa riferimento alle buone pratiche dell’Italia per quanto riguarda le politiche migratorie, attraverso l’introduzione di visti d’entrata multipli, l’impegno per lo sviluppo di capacità locali di ricerca medica ed l’impegno ambientale con il sostegno al Carbon Fund della Banca Mondiale. Nelle risposte al questionario trasmesse dall’Italia alla Commissione europea, la cooperazione italiana ha autovalutato generalmente positivi i risultati raggiunti nelle 12 aree, tranne per le politiche d’integrazione tra povertà e migrazione, lo scarso impegno per la promozione dell’e-government e la messa in opera della strategia europea per l’energia dei Paesi in via di sviluppo.

venerdì 25 settembre 2009

Coerenza dell Politiche per lo sviluppo della Commissione Europea: poca memoria

Il 15 settembre la Commissione Europea ha pubblicato la nuova Comunicazione sulla Coerenza delle politiche (PCD) con gli obiettivi UE di cooperazione allo sviluppo. La pubblicazione è parte del programma biennale di valutazione della coerenza. E’ il Trattato di Maastricht che stabilisce l'obbligo per l’UE di tenere conto degli obiettivi della sua politica di cooperazione allo sviluppo nella messa in opera di tutte le politiche che potrebbero avere un impatto sui Paesi in via di sviluppo. Nel 2005 la UE aveva individuato 12 politiche d’intervento prioritario dove massimizzare le sinergie e ridurre le incoerenze con gli obiettivi delle politiche di cooperazione. Egualmente era stata predisposta una modalità di lavoro interna all’UE per consentire di creare la sufficiente spinta politica per eventualmente emendare un quadro normativo di una materia che frenasse il raggiungimento degli obiettivo di cooperazione allo sviluppo.

La Comunicazione del 2009 implicitamente riconosce i pochi progressi rispetto alle aree del 2005, se misurati in termini di cambiamento delle politiche e tenta di concentrarsi solo su 5 delle precedenti 12 aree.

Tuttavia, in mod poco organico ed argomentato, la Comunicazione introduce due nuovi concetti - l'approccio olistico dell’Unione allo sviluppo e l'Aiuto Pubblico allo sviluppo plus (APS plus) - che non definisce e poco hanno a che fare con la coerenza se non minare il lavoro previsto per ottenere risultati tangibili in futuro. Infatti mentre la PCD richiede una sforzo analitico nell'identificare gli impatti negativi delle politiche sui Paesi in via di sviluppo e mira ad ottenere delle modifiche sulla cornice normativa, i due nuovi concetti vogliono soprattutto monitorare le risorse finanziare verso i Paesi in via di sviluppo. Per le ONG europee, il tentativo della Commissione punta a distrarre l'attenzione dai limitati risultati raggiunti fino ad adesso in termini di coerenza oltre a tentare di creare una misura concorrente con l'APS, viste le difficoltà economiche degli Stati UE a rispettare le promesse quantitative sottoscritte in termini di aiuto pubblico.

mercoledì 5 agosto 2009

L’Italia e la fame nel mondo. Aiuti ridotti a un decimo. Dimezzati i fondi.


Il dimezzamento dei fondi dei Paesi ricchi al programma contro la fame, infatti, fa già mancare la benzina agli aerei che portano gli aiuti nei luoghi più remoti, più impervi, più disperati. E l’Italia, purtroppo, è tra i paesi più tirchi.

L’allarme viene lanciato dal sito del Pam, il Programma alimentare mondiale, la più grande organizzazione umanitaria internazionale, che dipende dalle Nazioni Unite e ha sede a Roma: il Servizio aereo umanitario ha «crescenti difficoltà a mantenere operativi i voli in molte parti dell’Africa a causa della drammatica scarsità di fondi». Cosa vuol dire? Vuol dire che nel giro di due settimane, se non saranno recuperati in tutta fretta 6,7 milioni di dollari, potrebbero essere sospesi i voli che nel Ciad consentono di raggiungere i campi profughi in cui sono ammassati 250.000 rifugiati del Darfur e altri 180.000 sfollati nel-l’est del Paese che hanno bisogno di assistenza. Per non dire di altri punti di crisi del pianeta, dalla Costa d’Avorio (dove già i voli sono stati soppressi a febbraio) all’Afghanistan. Il servizio costa 160 milioni di dollari l’anno: per il 2009 ne sono arrivati 40.

Quello dei voli umanitari, però, è solo uno dei problemi. Come ha denunciato l’altro giorno a Washington la direttrice, Josette Sheeran, il Programma alimentare mondiale «sarà costretto a quasi dimezzare gli aiuti per il 2009 portandoli da 6,7 a 3,7 miliardi di dollari». A dispetto delle promesse, ribadite per l’ennesima volta il mese scorso al vertice dei Grandi all’Aquila e a Roma, dove la Sheeran offrì alle «first lady» una tazza di plastica rossa simbolo della campagna per l’alimentazione scolastica (che nutre ogni giorno 22 milioni di bambini in una settantina di Paesi con una zuppa di cereali e vitamine), i contributi al Pam da parte dell’Occidente sono sempre più risicati.

Certo, non si può generalizzare. Il Giappone, stando alla banca dati OCHA per le emergenze alimentari e alle proiezioni sui contributi al 31 luglio rielaborate da Iacopo Viciani aumenta il suo apporto da 94 a 109 milioni di dollari e il Belgio da 17,9 a 20. Ma in genere i tagli per queste emergenze sono pesanti: gli Stati Uniti passano da 1.154 milioni a 854, la Germania da 50 a 33, l’Olanda da 58 a 12, il Canada da 184 a 49, il Regno Unito da 159 a 33... Insomma: sono un po’ tutti a serrare i cordoni della borsa. Come già li avevano serrati al G8 destinando ai paesi poveri quei 20 miliardi di dollari complessivi, pari a 13 millesimi dei fondi investiti per aiutare le banche e arginare la crisi finanziaria.

Spicca tuttavia il caso dell’Italia: da 40,4 a 3,3 milioni di dollari. Più che un colpo di forbice, un colpo di accetta. C’è chi dirà che il dato, in sé, non significa molto. Perché oltre alle «emergenze alimentari» ci sono altre forme di intervento e ogni Paese può autonomamente decidere di puntare di più, anno per anno, su questa forma o quest’altra. Tanto è vero che anche Paesi tradizionalmente generosi come la Svezia, in questa tabella, sembrano essere diventati improvvisamente sparagnini. Il fatto è che l’Italia (non solo col governo attuale: la tendenza è netta e, sia pure con qualche isolato ritocco, prosegue da molti anni) è agli ultimi posti in tutte le tabelle di questo genere. Tutte. Basti ricordare che, nonostante gli impegni del Cavaliere al G8 di Genova («Non basta lo 0,70 del Pil: gli stati ricchi dovrebbero dare ai poveri l’uno per cento!») siamo via via scesi coi nostri contributi al punto che quest’anno potremmo assestarci tra lo 0,15 e lo 0,17% solo grazie alla cancellazione di una parte dei debiti, altrimenti potremmo finire intorno allo 0,09: sette volte meno di quanto avevamo garantito. Dieci volte di meno di quanto Berlusconi, non a caso costretto ad ammettere «siamo nel torto assoluto» dopo essere stato bacchettato dal premio Nobel per la pace Desmond Tutu e da Bob Geldof, aveva incitato a fare.

Non c’è praticamente nulla, nel nuovo Dpef dove pure si riconosce che «alcuni Paesi in via di sviluppo hanno subito uno choc molto severo », sui nostri impegni per il Terzo Mondo. E i dati forniti dal Pam, che nel 2008 ha aiutato a sopravvivere 102 milioni di persone in 78 Paesi, non lasciano spazio a imbarazzate precisazioni: pur facendoci continuamente vanto di essere tra i Grandi, siamo retrocessi nel 2009 al 14˚ posto tra i Paesi che finanziano la guerra alla fame nel mondo. Avevamo dato al Pam, l’anno scorso, 101 milioni di dollari: siamo precipitati a 25. Un quarto.

Corriere della Sera 3 agosto 2009, http://www.cgil.it/RassegnaStampa/articolo.aspx?ID=1652

mercoledì 22 luglio 2009

Grecia: aiuto tagliato in assestamento di bilancio

Nella sessione di assestamento di Bilancio, il Governo greco ha tagliato il bilancio dell'aiuto allo sviluppo per 120 milioni di euro, alle disponibilità appostate a bilancio ad inizio 2009. Il riaggiustamento in corso di anno significa che molte iniziative deliberate prenderanno avvio solo nel 2010. Il parallelo assestamento di bilancio italino ha tagliato i fondi dell'aiuto per solo 1 milione di euro. Nel 2009, il Governo greco ha reso esplicito di non essere in grado di rispettare l'obiettivo europeo dello 0,51% per il 2010, riducendolo allo 0,35%.
Segnali preoccpanti arrivano anche dal possibile riorientamento strategico dell'aiuto greco che, secondo le dichiarazioni del Viceministro per gli Affari Esteri, nel 2009 sarà riorientato a combattere l'immigrazione clandestina.

mercoledì 15 luglio 2009

Approvato il Piano italiano per l'efficacia dell'aiuto

Il Comitato Direzionale del 14 luglio, presieduto dal Ministro Frattini, ha approvato il Piano nazionale per l’efficacia dell’aiuto. Per la prima volta, in Italia si approva un documento strategico interno che pare recepire e tradurre internamente in obblighi gli impegni internazionali sull’efficacia dell’aiuto. Dopo la prima Dichiarazione sull’efficacia del 2005, gran parte dei Paesi donatori si erano dotati di piani d’attuazione nazionali. L’Italia lo fa con tre anni di ritardo, ma recepisce il dibattito e gli impegni sull’efficacia fino alla fine del 2008. Si tratta di un documento di 11 pagine che contiene 26 azioni di riforma con scadenze precise. La redazione del documento, già annunciato alla fine del 2008 nella programmazione strategica pluriennale, è iniziata nel gennaio 2009 con il contributo attivo delle ONG. Il Piano è stato redatto soprattutto a Roma, che scarso coinvolgimento degli uffici territoriali della cooperazione italiana sui quali il Piano avrà il maggior impatto operativo, se implementato. Si tratta di una scelta contraria rispetto all’approccio di dell’efficacia, che punta a delegare le decisioni a livello Paese, ma parzialmente giustificata dalla struttura eccessivamente centralizzata della cooperazione italiana, dove ogni serio tentativo di riforma deve iniziare ancora da Roma. Il Piano entra ora nella sua fase più critica: quella della messa in opera, dove le riforme previste dovranno cambiare modi consolidati in oltre un ventennio di gestione della cooperazione ed è evidente che si incontreranno resistenze a Roma come sul campo. Perché il Piano non resti lettera morta, è necessario il continuo impegno della leadership politica ad alto livello, in modo tale da superare possibili resistenze ed insabbiamenti. Rispetto ai contenuti, il documento è sufficientemente ambizioso per essere salutato positivamente se verrà messo in pratica. L’unico disappunto riguarda le ambizioni rispetto all’aiuto legato. Le ONG chiedevano che il Piano si proponesse si studiare una riforma legislativa mirata della disciplina esistente per slegare i prestiti concessionali, legato per legge e che costituiscono la quota maggiore del legato italiano. Il piano s’è invece modestamente accontentato di studiare modi per avanzare nello slegamento dei crediti d’aiuto che non prevedano la riforma legislativa.

lunedì 6 luglio 2009

Solo 11% dell'aiuto 2009 destinato all'Africa Sub-sahariana

Dal 2005 l’Africa Sub-Sahariana ha perso peso nelle scelte allocative della cooperazione italiana che negli ultimi tre anni le destina in media circa il 39% dell’assistenza bilaterale, in riduzione costante, fino al minimo del 18% del 2008, contro una media europea del 34%. Da inizio 2009, a fronte di un impegno programmatico a destinare il 50% dei nuovi investimenti all’Africa Sub-sahariana, i nuovi stanziamenti verso la regione sono stati solo l’11% del totale - il 23% quelli verso i Paesi più poveri.

venerdì 26 giugno 2009

Il 71% degli italiani favorevole a mantenere l'impegno per l'aiuto pubblico allo sviluppo

In un recente sondaggio pubblicato da Oxfam su un campione rappresentativo della popolazione italiana, il 71% degli intervistati si è detto favorevole a mantenere la promessa di stanziameto dello 0,7% del PIL per l'aiuto, con un 41% favorevole ad un immediato aumento degli attuali stanziamenti - anche nel contesto di crisi economica. Infine interrogati sulle preferenze di allocazione, il 60% ritiene sia prioritario che gli aiuti finanzino l'accesso ai servizi sanitari pubblici nei paesi per i gruppi più poveri.

venerdì 19 giugno 2009

Aiuto alimentare: Italia in debito per 200 milioni di euro

Con la Convenzione sull'aiuto alimentare del 1999, i governi aderenti si sono impegnati a rendere disponibili annualmente prodotti alimentari per 2,5 milioni di tonnellate in equivalente grano. L'Italia si è impegnata a fornire una quota parte dell'aiuto pari a 36,2 milioni di euro annui. I contributi italiani si sono arrestati nel primo semestre del 2004, facendole accumulare un debito di circa 200 milioni di euro, fino ad oggi, unico Paese inadempiente degli impegni assunti.

martedì 9 giugno 2009

Cooperazione Italiana: Africa subsahariana sempre meno importante

CHAPTER 1CHAPTER 1

L’ultima programmazione triennale ribadisce che l'Africa sub-sahariana riceverà il 50% delle nuove allocazioni bilaterali. A partire dal 2005 l’Africa Sub-Sahariana perde peso nelle scelte allocative della cooperazione italiana che negli ultimi tre anni le destina in media circa il 39% dell’assistenza bilaterale, in riduzione costante, fino al minimo del 18% del 2008, contro una media europea del 34% nello stesso anno, come se gli indirizzi della programmazione triennale non siano stati messi in atto.

venerdì 29 maggio 2009

La quarta edizione della ricerca delle ONG europee dell'Aidwatch presentata il 14 maggio include la prima classifica sulla trasparenza degli interventi e politiche di cooperazione allo sviluppo. Le organizzazioni della società civile dei 27 Paesi membri hanno valutato la trasparenza delle loro cooperazioni nazionali su un set di criteri che costituiscono buone pratiche di trasparenza. La cooperazione Italiana è 6° ultima nell'Europa dei 27, dove solo Grecia, Lituania, Bulgaria, Slovacchia e Slovenia fanno peggio dell'Italia. Il motivo della passa performance italiana è dovuto alle poche informazioni facilmente disponibile e dall'impossibilità dei cittadini del sud di avere informazioni non in italiano sull'azione della cooperazione italiana.


lunedì 11 maggio 2009

Obama aumenta dell'11% l'aiuto internazionale

Il Presidente Obama ha finalmente reso pubblici i dati della prima finanziaria della nuova amministrazione, dettagliando l’aumento per quasi 3 miliardi di dollari (+11%) delle risorse per l’aiuto pubblico allo sviluppo. Infatti, sono le risorse destinate al cambiamento climatico e al sostegno allo sviluppo agricolo aumentano che rappresentano il 25% dell’aumento, con un incremento per il settore del 34%, seguite dal 19% destinato al Millennium Challenge Account. Le ONG statunitensi si aspettano che la disponibilità iniziale possa continuare ad aumentare durante il dibatti al Congresso.

lunedì 27 aprile 2009

Il Regno Unito non taglia gli stanziamenti per l'aiuto

Il 22 aprile, nonostante la crisi economica, la Governo inglese ha confermato gli ammontari di aiuto per il 2010 che erano stati programmati nel 2007 – 7,47 miliardi di sterline. In realtà per rispettare la percentuale di APS/PIL programmato, lo 0,56%, sarebbero state sufficienti 6,7 miliardi di sterlini, grazie alla contrazione complessiva dell’economia inglese. Mantenendo le stesse quantità di aiuto la percentuale programmata salirà oltre il livello d’impegno, per toccare lo 0,60%.

martedì 14 aprile 2009

Ancora tagli all'aiuto irlandese

Il 7 aprile il Governo irlandese ha annunciato il secondo taglio consecutivo al bilancio degli aiuti. Da gennaio un taglio di quasi 200 milioni di euro che equivalgono ad una riduzione degli stanziamenti del 21,8%. Nonostante la contrazione, il contributo irlandese all’aiuto resta comunque superiore allo 0,50% del PIL.

lunedì 30 marzo 2009

Pacchetto fiscale per l'Africa

La Banca Mondiale ha stimato che il deficit di risorse per i PVS sarà di 770 miliardi di dollari ; lotre agli investimenti in fuga, anche le rimesse si contrarranno del 5%. ll deterioramento degli indicatori economici nei PVS ha conseguenze immediate sull’esistenza: la variazione del 5% del reddito aumenta del 16 percento ed il numero dei poveri crescerà di 46 milioni la mortalità infantile.

Si tratta di una crisi globale che richiede una risposta congiunta. La Banca mondiale ha raccomandato che i Paesi industrializzati dedichino lo 0,7% delle risorse di loro pacchetti di stimolo (1000 miliardi di dollari nei prossimi due anni) per interventi verso il sostegno ai bilancio ed interventi sociali delle economie più vulnerabile dei PVS. L’UNCTAD per evitare una ulteriore riduzione dei flussi verso i PVS, propone di dedicare una parte dei bond straordinari erogati per la crisi all’aiuto in modo da garantire la mobilizzazione anticipata e certa di risorse. Si stima che 50 miliardi di dollari in due anni saranno sufficienti per salvare dal collasso sociale ed economico molti Paesi dell’Africa Sub - sahariana che potranno poi contribuire alla ripresa mondiale. In particolare, solo con la ripresa Africana data da questo stimolo, a fronte di un finanziamento italiano di 3 miliardi a dono le esportazioni nazionali aumenterebbero di 700 milioni di dollari.

martedì 10 marzo 2009

Lo Zambia è il primo Paese a firmare il contratto con la Commissione europea per gli Obiettivi del Millennio

Lo Zambia ha siglato il 5 marzo il Contratto per gli Obiettivi del Millennio con la Commissione Europea. Secondo l’accordo, il Paese riceverà 225 milioni (di cui 17,5 italiani) di euro dal Fondo Europeo per lo Sviluppo canalizzati attraverso il sostegno diretto al bilancio su 5 anni, in modo da garantire un aiuto prevedibile e stabile nel lungo periodo per favorire l’attività di pianificazione del Paese. L’esborso delle rate annuali prevede una soglia minimia di risorse garantite mentre un 30% vincolato al raggiungimento di alcuni risultati come il miglioramento della gestione finanziaria, la promozione dell’impiego e dell’accesso ai servizi sociali essenziali.

venerdì 6 marzo 2009

L'amministrazione USA aumenta l'aiuto pubblico allo sviluppo

Nonostante i dati preoccupanti dell’economia americana, l’amministrazione Obama ha presentato la prima proposta di bilancio per il 2010 domandando al Congresso un aumento dello stanziamento per l’aiuto pubblico allo sviluppo del 9,5% e confermando la tendenza al rialzo dell’amministrazione Bush. Non sempre, in passato, il Congresso ha accettato le scelte finanziarie iniziali dell’Esecutivo e talvolta ha tagliato – la riduzione del 14% nel 2006 rispetto al proposto aumento del 12,8% - o aumentato - come nel 2008 raddoppiando il budget dell’aiuto – lo stanziamento proposto. A prescindere dalle decisioni del Congresso, l’amministrazione statunitense ha dato un segnale chiaro agli altri Paesi donatori, facendo dell’aiuto elemento di politica economia nazionale e leva per la ripresa globale.

mercoledì 25 febbraio 2009

Il Giappone aumenta gli aiuti

Nonostante la caduta del PIL più alta tra tutti i Paesi indutrializzati, il Giappone ha deciso di aumentare gli aiuti rivolti ai Paesi asiatici per 17 miliardi di dollari nei prossimi 3 anni, con un incremento medio atteso di circa il 50% rispetto agli attuali livelli d'aiuto.

Non è chiaro se si tratti di promesse addizionali rispetto alle precedenti o semplicemente del rispetto tempestivo e anticipato di impegni pregressi e neppure se le risorse saranno costituite per la maggior parte da prestiti (legati?) o doni.

Tuttavia, la decisione il governo giapponese appare più da interessi di politica economica nazionale che dalla volontà di dare un 'equa ed efficacie assicurazione contro le conseguenze della crisi sui Paesi più poveri.

La scelta giapponese tenta di limitare la frenata della crescita sopratutto nelle economie emergenti dell'area, alle quali la sua performance nipponica è fortemente legata, mentre si rimensionarà la quota e, probabilmente, l'allocazione assoluta delle risorse destinate all'Africa subsaharina.

lunedì 16 febbraio 2009

La Nuova strategia multilaterale

La programmazione triennale 2009-2011 abbozza una strategia di selezione e concentrazione dell’impegno italiano verso il multilaterale che nel 2006-2007 ha costituito il 56% dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano contro una media europea del 35%, e con oltre 80 istituzioni beneficiarie, tra Banche multilaterali, Fondi, Agenzie specializzate. La strategia indica tre criteri di concentrazione dell’impegno multilaterale tra cui l’“italianità” della sede organismo internazionale. Avere la sede in Italia è considerato condizione sufficiente perché l’organismo rappresenti per l’Italia un vantaggio comparato. La programmazione non fa alcun riferimento né all’impegno a stabilire un numero massimo di agenzie da sostenere strategicamente - per limitare di toccare gli 80 enti -, né alla necessità di valutare l’efficacia delle singole organizzazioni multilaterali in modo oggettivo, come invece altri Paesi stanno facendo bilateralmente o coordinandosi e realizza piuttosto una forma di “preferenza nazionale”.

lunedì 9 febbraio 2009

Inizia la crisi dell’aiuto europeo: meno quantità e qualità

Il 3 febbraio il governo irlandese ha aggiornato le previsioni di bilancio 2009, alla luce della crisi che ha colpito il Paese ed ha tagliato del 10% gli stanziamenti destinati all’aiuto pubblico allo sviluppo. Si tratta di una contrazione che comunque consente all’Irlanda di destinare ancora lo 0,53% del suo PIL all’aiuto.

L’Irlanda è il terzo Paese europeo che riduce gli aiuti, i primi due hanno fatto molto peggio: l’Italia, prima a tagliare del 56% gli stanziamenti della cooperazione allo sviluppo gestisti dal Ministero degli Esteri, destinerà nel 2009 intorno allo 0,11 del PIL, peggio, la Lituania che ha completamente azzerato gli aiuti. Anche il valore dell’APS inglese si contrarrà per quasi 41 miliardi di dollari nei prossimi 7 anni, a causa soprattutto della svalutazione della sterlina sul dollaro, che nei fatti causa una riduzione drammatica in termini di potere d’acquisto nei Paesi Partner. il rapporto al APS/PIL, continuerà comunque a crescere.

Alcuni donatori europei hanno però incluso l’aiuto all’interno dei pacchetti di stimolo fiscale varati per rispondere alla crisi. La Germania ha autorizzato un contributo aggiuntivo alla Banca Mondiale per 100 milioni di euro nel pacchetto da 50 miliardi di euro. Invece, la Spagna ha stanziato 100 milioni di euro per erogare prestiti finalizzati alla costruzione di infrastrutture in Africa, ma legati alla realizzazione da parte di imprese spagnole.

martedì 3 febbraio 2009

Italia strategia triennale 2009-2011: fare sistema senza coerenza

La programmazione triennale 2009-2011 fa seguito a quella 2007-2009, riprendendone ed approfondendone molti aspetti già presenti. Il nuovo documento rende più trasparenti le risorse finanziarie - 0,11% APS/PIL previsto nel 2009 - e fa chiarezza gli indirizzi politici rispetto al tema della riforma della cooperazione. Il carattere più innovativo ed importante delle nuove linee guida riguarda il tentativo di indicare un numero limitato di priorità settoriali e geografiche per il canale bilaterale e multilaterale. Tuttavia tranne per la concentrazione geografica, gli indirizzi restano ancora ambigui. L’altra maggiore differenza con la precedente strategia riguarda il ruolo riconosciuto al settore privato con lo scopo di favorirne il maggior coinvolgimento nella cooperazione.

Il documento appare informato dalle raccomandazioni rivolte all’Italia più di quattro anni fa dal DAC e tiene conto delle conclusioni delle conferenze tenutesi nel corso del 2008 - Accra sull’efficacia dell’aiuto e Doha sulla Finanza per lo sviluppo per le partnership pubblico-private. Il recepimento della raccomandazioni DAC appare comunque tardivo, giunti oramai alla vigilia dell’avvio del nuovo esame. Infine, il documento fornisce pochi dettagli sugli indirizzi strategici della politica di cooperazione allo sviluppo dell’Italia al di là delle aree d’intervento della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) – soprattutto rispetto a Banche e fondi di sviluppo di competenza del Ministero dell’Economia. Questa mancanza sconta forse lo scarso contributo alla programmazione fornito dal Ministero dell’Economia e pone la questione dell’ampiezza della portata strategica del documento: linee guida per tutta la politica di cooperazione italiana o esclusivamente per la DGCS?


Pur riferendosi alla necessità di monitorare l’efficacia degli interventi per lo sviluppo anche oltre l’aiuto, parlando di development effectiveness, il documento non fa alcun riferimento alla necessità di monitorare e garantire la coerenza di tutte le politiche di relazioni esterne dell’Italia con le esigenze e gli obiettivi di sviluppo dei Paesi partner. Il documento ha l’ambizione di consolidare un sistema Italia che favorisca il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo ma per farlo è necessario definire orientamenti politici validi per tutti gli attori le cui azioni ed interventi abbiano un impatto nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2005 l’Unione Europea ha stabilito un lista delle principali politiche che hanno un impatto sui PVS. Si tratta di 12 aree – commercio, ambiente, cambiamento climatico, pesca, agricoltura, sicurezza, pesca, migrazione, trasporti, energia, innovazione, comunicazioni - dove gli Stati dell’Unione si sono impegnati a concentrare i loro sforzi analitici ed eventuali riforme per aumentarne la coerenza. Il perseguimento della coerenza delle politiche richiede un impegno politico di alto livello ed uno sforzo istituzionale di coordinazione tra quasi tutti i dicasteri che difficilmente potranno essere perseguiti in maniera efficace senza un riferimento chiaro nelle linee guida. L’assenza di ogni riferimento alla coerenza limita la portata del ri-allineamento della nostra cooperazione ai criteri indicati dal DAC, infatti dal 2009, il DAC domanderà a tutti i paesi sotto esame di presentare esempi di sinergie tra politiche commerciali e migratorie con gli obiettivi di cooperazione allo sviluppo.

venerdì 16 gennaio 2009

Sondaggio priorità G8 italiano: salute, agricoltura, istruzione, acqua

Dopo 6 mesi, si è chiuso il sondaggio sulle priorità settoriali per l’agenda africana del G8 italiano condotto sulla versione ingleseed italiana del blog.I settori che sono stati considerati i più importanti dai 122 esperti sono, in ordine di priorità:

1° salute

2° agricoltura

3°istruzione

4* acqua

Tabella con i risultati del sondaggio

Italia

Internazionale

Totale

%

Agricoltura

9

13

22

18,03

Istruzione

15

5

20

16,39

Salute

19

17

36

29,51

Energia

1

3

4

3,28

Infrastrutture

4

1

5

4,10

Debito

3

3

6

4,92

Acqua

9

5

14

11,48

Rimesse

0

1

1

0,82

Governance

6

3

9

7,38

Private sector

2

3

5

4,10

Totale

68

54

122


giovedì 15 gennaio 2009

Trattato Italia-Libia: maggiore ma peggiore aiuto

La Camera ha iniziato l’esame del Trattato Italia-Libia firmato ad agosto 2008.

Il trattato ha un impatto quantitativamente positivo ma qualitativamente molto negativo sull’APS italiano. Infatti tra gli oneri di spesa ventennale a favore della Libia fino al 2028, tra i 230 e i 250 milioni di euro potranno essere contabilizzati come APS (costruzione dell’autostrada, borse di studio) al 100% legato. Complessivamente peggiorerà la qualità del nostro aiuto, con i valori di quello legato in aumento del 60% e con la crescita certa della quota legata di bilaterale italiano.

Aspetto interessante, le risorse per finanziare il trattato vengono reperite aumentando del 4% l’addizionale IRES alle grandi imprese di idrocarburi (ENI, etc); si tratta di risorse aggiuntive extra-bilancio e certe per l’APS per 20 anni- equivalenti a un +0,013%-0,016% per l’ APS/PIL italiano e di un tentativo di tassa di scopo retenuto ammissibile dal punto di vista contabile che potrebbe essere replicata in altri settori per aumentare gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo e rendere più coerente il sistema economico con gli obiettivi di sviluppo internaazionali.

Se il trattato sarà ratificato nel 2009 – come previsto -e grazie alla contrazione dell’economia Italiana, il livello 2009 di APS/PIL minimo sarà 0,12-013% , più alto dello 0,09-0,10 che era stato stimato all’inizio del bilancio 2009.

venerdì 9 gennaio 2009

Proroga missioni internazionali di pace: nessuna risorsa extra per la cooperazione allo sviluppo

Il Decreto legge di proroga per i primi sei mesi del 2009 della partecipazione italiana alle missioni internazionali stanzia 763 milioni di euro dal Fondo missioni, istituito con la finanziaria del 2007. Lo scorso procedimento di proroga delle missioni ( legge 45/2008) per tutto il 2008, aveva stanziato un miliardo di euro.
Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo, se la legge 45/2008, allocava 94 milioni specificatamente per attività di cooperazione allo sviluppo in Afghanistan, Iraq, Libano, Sudan e Somalia, che si aggiungevano ai 732 milioni approvati dalla finanziaria (allocazioni sulla legge 49/87), il decreto di proroga per il 2009 non prevede alcuna destinazione aggiuntiva sulla legge 49, che dispone solo di 321 milioni di euro. Con ammontari così bassi, se non saranno appostate risorse per la cooperazione allo sviluppo in sede di conversione, potrebbe essere a rischio l’impegno della cooperazioni italiana in alcuni contesti fragili. Infatti le linee guida triennali 2009-2011 della cooperazione allo sviluppo, approvate a metà dicembre, indicavano che per coprire l’impegno annuale italiano in Afghanistan - 50 milioni – sarebbe stato necessario attingere al finanziamento per le missioni di pace.

lunedì 22 dicembre 2008

Costituito Nucleo di Valutazione: prime valutazioni dopo 7 anni?

Il Comitato Direzionale del 9 dicembre ha costituito un nuovo Nucleo di Valutazione (NVT) composto da 5 esperti. Secondo le legge di disciplina della cooperazione allo sviluppo, il nucleo di valutazione valuta ex-ante le iniziative da proporre al Comitato Direzionale per approvazione e commissiona valutazioni d'impatto indipendenti ex-post. Tuttavia negli ultimi sette anni, la mancanza di disponibilità finanziarie destinate al NVT ha reso impossibile realizzare qualsiasi valutazione d'impatto. Per il momento, il nuovo Nucleo di valutazione dovrebbe disporre di un bilancio di 500 mila euro per le già programmate nel 2009. Tuttavia, già nel 2006 l'allora Nucleo di valutazione aveva approvato un ambizioso piano di attività triennale, per cui non furono allocate risorse.

giovedì 11 dicembre 2008

La coerenza dell'Italia 2008 per favorire lo sviluppo

L’Indice dell’Impegno per lo Sviluppo (CDI) classifica i 22 Paesi più ricchi del mondo in base all’impegno nell’attuazione di politiche a beneficio delle nazioni povere. Andando i confronti dei flussi di aiuti esteri, il CDI valuta l’operato nazionale in sette importanti aree di intervento per i Paesi in via di sviluppo: aiuti, commercio, investimenti, migrazione, ambiente, sicurezza e tecnologia. Il CDI rappresenta un misura di coerenza delle politiche.

L’Italia nel 2008 si è classificata 20ª in assoluto- solo seguita da Grecia e . Il governo italiano si posiziona sotto la media riguardo ciascun componente tranne che per il commercio. Il punteggio complessivo dell’Italia è fortemente penalizzato da stanziamenti finanziari per aiuto pubblico allo sviluppo scarsi, dall bassa qualità dell'aiuto,- sopratutto in termini di aiuto legato - e dal basso numero di immigranti non specializzati provenienti dai Paesi in via di sviluppo in termini di percentuale sulla popolazione italiana.

venerdì 28 novembre 2008

DATI Italia DAC 2007

Aspetti positivi:
- l’aiuto genuino aumenta del 48%;
- l’aiuto fantasma si riduce dal 45% al 17%;
- l’Italia ha sborsato il 100% di quanto promesso;
- aumentano del 40% le risorse destinate all’Africa sub-sahariana,al netto del debito;
- crescono del 10 gli stanziamenti ai Paesi meno avanzanti, al netto del debito;
- scende la percentuale di aiuto legato al netto del debito, dal 68% al 78% si riducono del 25% i costi amministrativi;
- raddoppia l’investimento nei servizi di base essenziali, che rappresentano l’1% dell’aiuto settoriale al netto del debito;

Elementi negativi
:
- l’aiuto italiano equivale allo 0,19% del PIL contro lo 0,39% europeo;
- l’aiuto si riduce del 2,6% rispetto al 2006; l’incidenza della quota dell’Africa sul bilaterale al netto del debito si riduce dal 34% al 31%, a favore del nord Africa che passa dal 6% all’11%;
- l’incidenza dell’aiuto ai paesi meno avanzati al netto delle cancellazioni del debito, si riduce sostanzialmente - dal 52% al 37% - a vantaggio dei paesi a medio reddito la percentuale di aiuto legato italiano è la peggiore tra tutti i donatori dopo Portogallo e Grecia;
- la quota europea di aiuto bilaterale dedicato al sostegno dei servizi di base essenziali è 11% contro appena 1% dell’Italia.


Secondo i dati definitivi del DAC per il 2007 a dicembre, lo scorso anno l’aiuto pubblico italiano (APS) è stato pari a 3,5 miliardi di dollari- valore reale al 2006-, con una riduzione del 2,6% rispetto all’anno precedente. L’aiuto italiano è stato pari allo 0,19% del prodotto interno lordo contro lo 0,20%. Il rapporto APS/PIL del nostro Paese resta ben lontano da quello europeo, 0,39%, anche l’aiuto EU si è contratto di oltre il 4%. Tuttavia se escludiamo le componenti che pur contabilizzate come aiuto non costituiscono i trasferimenti di risorse finanziarie verso i paesi in via di sviluppo - come le cancellazioni del debito o i costi di amministrativi-, l’aiuto italiano nel 2007 è aumentato del 48%, passando dallo 0,11% sul PIL nel 2006 ed allo 0,16% del 2007. L’aiuto aiuto “genuino” europeo, escludendo la componente fantasma, è pari allo 0,31% , in crescita del 9,6% dal 2006. La quota bilaterale italiana è 31% è bilaterale contro il 54% del 2006, tornano ben al di sotto la media degli ultimi 7 anni.

Nel 2007 L’Italia ha sborsato tutto quello che aveva promesso, un dato in continuo miglioramento dal 2005. Lo scorso anno, il primo paese a beneficiare dell’aiuto italiano è stato il Marocco, con 74 milioni di euro, seguito da Etiopia, Libano ed Afghanistan, con stanziamenti superiori ai 50 milioni. A causa del pagamento dei servizi di debito Angola, Indonesia, Argentina ed Egitto hanno finanziato la cooperazione italiana per 74 milioni di euro. Nel 2006 Nigeria ed Iraq, con oltre 700 e 400 milioni di dollari, seguiti dalla Serbia, Ethiopia e Camerun erano stai i principali beneficiari dell’assistenza italiana.

Al netto delle cancellazioni del debito, nel 2007 i primi cinque beneficiari dell’assistenza italiana sono, per ordine di risorse finanziarie ricevute, sono Marocco, Etiopia, Afghanistan, Libano e Mozambico, una lista molto vicini quella del 2006 - Etiopia, Libano, Afghanistan , Mozambico ed Albania.

L’aiuto complessivo all’Africa sub-sahariana si riduce di quasi quattro volte, con una riduzione del peso nella ripartizione geografica - il 19% contro il 52% del 2006 ed il 35 del 2005, anno in cui i Paesi europei si sono impegnati a destinare il 50% dell’incremento dell’aiuto all’Africa. La prima regione per destinazioni d’aiuto italiano è stata il Medio oriente che costituisce il 45% dell’aiuto italiano. Aumenta di poco l’aiuto diretto ai paesi meno avanzati.

Se si calcolata la ripartizione geografica al netto delle cancellazioni debito si ottengono i risultati diversi. L’Africa sub-sahariana risulta essere l’area del principale impegno finanziario della nostra cooperazione, con un aumento del 40% per risorse stanziate, ma una riduzione della quota dal 34% al 31. Le risorse per i Paesi meno avanzati aumentano del 10% e mantengono la quota più rilevante per le allocazioni geograficamente ripartite della cooperazione italiana - 37% - , anche rappresentavano il 52% nel 2006. Gli investimenti nei Paesi a medio reddito aumentano del 145% e la loro quota sul bilaterale totale sale al 31%.

L’aiuto legato italiano rappresenta ancora il 40% dell’aiuto bilaterale complessivo, il peggior donatore OCSE dopo Grecia e Portogallo. Al netto delle cancellazioni del debito, slegate per definizione, la percentuale di aiuto italiano legato scende dal 78% al 68%.

Le cancellazioni del debito rappresentano il 40% del bilaterale, contro il 64% del 2006. Nel 2007 è aumentata l’incidenza dei costi amministrativi sul bilaterale dal 2,6% al 3,0%, anche se si riducono del 25%, in termini assoluti. Dopo le cancellazioni del debito, la salute rappresenta il primo settore con il 6,2% per investimenti, che subiscono, però, una riduzione del 13% dal 2006. Gli altri settori di maggior impegno per la cooperazione italiana sono: il sostegno alla società civile - 5,9% del bilaterale, con fondi in aumento dell’80% - e l’aiuto umanitario, 5.7%, a risorse costanti. L’impegno per l’educazione si trova all’11° posto, anche se gli stanziamenti sono aumentati del 5,7%. Tra 2006-2007, il riorientamento settoriale più consistente ha riguardato il settore del trasporto e lo stoccaggio, che ha subito una ridimensionamento del 78%,. con una perdita di 116 milioni di euro.

Infine nel 2007, è raddoppiato l’investimento per garantire l’accesso ai servizi di base essenziali che rappresenta adesso l’1% dell’aiuto settoriale, al netto del debito, contro lo 0,4% del 2006. La media europea del 2007 è dell’11%.

venerdì 14 novembre 2008

L'APS francese 2009 in aumento

La Francia ha confermato oggi un aumento degli aiuti pubblici allo sviluppo per il continente africano, nonostante la crisi finanziaria internazionale. "Non ci sarà alcuna diminuzione dell'aiuto francese - ha detto oggi a Rabat il ministro al Commercio estero Anne-Marie Idrac - la Francia riconosce l'importanza dell'aiuto all'Africa".

E’ vero, anzi APS/PIL 2009 aumenterà del 20% dallo 0,37% allo 0,47%.Scontando le cancellazioni del debito ed altri elementi della aiuto fantasma l’incremento è di circa il 10%. Secondo le ONG Francesi l’APS del Ministero degli Esteri ridotta pero’ del 7%.

Si dovrà aspettare gennaio 2009 per capire come si sono mossi tutti gli altri Paesi europei, che in generale sembrano orientati a confermare un aumento modulato dell'aiuto. Per il momento, l’Italia è l’unico Paese che sta tagliando.

venerdì 24 ottobre 2008

Cancellazioni del debito italiane: dal 2001 cancellati 6,3 miliardi di euro

Secondo la relazione sulla legge 209/2000 per il 2008, l'Italia ha cancellato 6,37 miliardi di debiti dal 2001 - il 61% in Africa sub-sahariana. La maggior parte dei debiti - 57% - sono stati cancellati nel 2005 con la firma dell'accordo con l'Iraq - da solo il 31% del totale. Da allora la quota di cancellazioni si è progressivamente ridotta, quelle del 2006 sono il 7% del totale e dal 2007 si scende sotto l'1%. Gli andamenti indicano che il debito italiano cancellabile si è progressivamente esaurito con implicazioni pesanti sui livelli di APS - ne costituisce il 22%. L'86% delle cancellazioni deriva da operazioni commerciali italiani assicurate.

venerdì 10 ottobre 2008

Finanziaria 2009: aiuto italiano rischia minimo storico - 0,09% PIL

La frammentazione del bilancio dello Stato, il difficile calcolo dei tempi degli esborsi e delle cancellazioni del debito, le risorse recuperate o decurtate durante l’anno permettono solo di fare stime approssimative sui futuri livelli di aiuto.

L’APS 2009 non si esaurisce con l’approvazione della manovra finanziaria; alcune risorse vengono destinate anche in corso dell’anno. E’ il caso del 2007 con la destinazione di una quota significativa dell’extragettito per la cooperazione allo sviluppo - circa 1 miliardo di euro dei 13 miliardi spesi.

Quanto APS nel 2009? Alcune stime

Pur riconoscendo la difficile leggibilità del bilancio 2009 e che stanziamenti una tantum o cancellazioni impreviste vengono autorizzati durante l’anno, è possibile tentare di indicare tre scenari quantitativi per l’APS italiano nel 2009 alla luce dei documenti disponibili.

Tabella 1: previsione APS/PIL 2009

Scenario di minimo

Scenario medio:

Cancellazioni del debito, tra cui il Congo.

Scenario massimo:

Versamento contributi a Banche e Fondi di sviluppo;

cancellazioni del debito, tra cui quello del Congo;

esborso immediato del rientro del debito argentino.

0,09%

0,14%

0,18%

Fonte: elaborazione ActionAid su dati Disegno di Legge di Bilancio 2009, Disegno di Legge Finanziaria 2009.

Secondo questi scenari nel 2009 l’aiuto italiano registrerà comunque una contrazione tra il 20% ed il 60% una contrazione. Se le cancellazioni del debito incideranno solo per il 15% sullo 0,22% del 2008, il possibile valore massimo previsto per il 2009 – 0,18% - sarà costituito per il 25% da cancellazioni del debito. E’ importante rilevare che se nel corso del 2008 fossero state concluse tutte le cancellazioni del debito previste l’aiuto pubblico italiano avrebbe raggiunto lo 0,27%. Le scenario minimo stimato da ActionAid per l’aiuto italiano durante il dibattito sulla finanziaria dello scorso anno era un rapporto APS/PIL dello 0,15%.

Con queste stime per l’Italia è ancor più improbabile raggiungere lo 0,51% nel 2010, quando in un solo anno l’APS/PIL italiano dovrebbe o triplicare o quintuplicare - un incremento senza precedenti nella ventennale storia dell’aiuto italiano. Il reintegro del taglio sulla legge 49 permetterebbe di incrementare l’APS italiano di quasi 0,03 punti di PIL. Non si tratta solo di ritardare il rientro della cooperazione italiana in Europa, ma anche di precludere i risultati europei del 2010. La distanza dell’Italia dallo 0,51% peserà anche sull’impegno collettivo europeo. Se nel 2010 l’APS italiano non sarà almeno pari allo 0,44% del PIL[11], anche l’Europa potrebbe mancare l’obiettivo collettivo dello 0,56% .



Finanziaria 2009: l’APS del Ministero degli Affari Esteri

Il bilancio del Ministero si compone di differenti programmi: integrazione europea, italiani nel mondo, promozione culturale e pace-sicurezza. A inizio settembre, il dicastero aveva la facoltà di ridistribuire il taglio complessivo previsto dalla legge 133 (-411 milioni di euro) fra questi programmi. Anche se la legge prevedeva per la cooperazione allo sviluppo (legge 49/87) specificatamente solamente una riduzione di -170 milioni sui 732 milioni di euro per il triennio 2008-2010, il Ministero ha deciso di concentrare tutto il taglio proprio sulla cooperazione (la legge 49/1987 rappresenta in media solo il 26% delle spese del MAE). In questo modo, il bilancio di cooperazione del MAE, che costituisce solo circa 0,1% delle spese dello Stato, contribuisce per il 4,7 al taglio generale per il contenimento della spesa pubblica.

Prima della presentazione del Disegno di legge della Finanziaria, la legge 49 si trovava perciò a disporre di circa 321 milioni di euro, confermati in Finanziaria[1], con il taglio che di 411 milioni – una riduzione di oltre il 56% - rispetto alle disponibilità di inizio 2008. Si tratta del minimo finanziario in termini nominali dal 2000 e della metà delle risorse in termini reali disponibili nel 2001.

Il 41% del taglio grava sul capitolo di bilancio destinato a finanziare le organizzazioni internazionali, che con una riduzione del 68% dal 2008 e 89 milioni di euro tocca il minimo anche rispetto al 2006, l’anno in cui saltarono molti contributi alle organizzazioni ONU. Le disponibilità per le ONG sono ridotte 56% (64 milioni) e ritornano sui livelli vicini a quelli del 2005[2], mentre il capitolo destinato alla cooperazione bilaterale subisce il minor taglio (-42%) e diventa quello con maggiori disponibilità finanziarie 112 milioni. Infine vengono cancellate definitivamente le dotazioni per il Fondo sminamento umanitario, mai state superiori ai 2 milioni di euro.

Nel predisporre il bilancio 2009 la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, ricordando gli obiettivo quantitativi europei per l’aiuto, aveva domandato non solo che il taglio fosse reintegrato ma anche un aumento di circa 80 milioni per portare le disponibilità della legge 49, a legislazione vigente, a circa 850 milioni di euro - la quantità di risorse che aveva gestito complessivamente nel 2008[3].

I 321 milioni di euro sono una quantità insufficiente per fare conquistare al Ministero degli Esteri il ruolo di protagonista della cooperazione allo sviluppo dell’Italia se si considera che solo le ONG hanno raccolto privatamente per attività di solidarietà internazionale circa 400 milioni di euro nel 2007[4]. Inoltre, lo stanziamento per il 2009 non è quasi in grado di far fronte agli impegni pregressi. Alla fine di settembre 2008 erano gia stati deliberati 128 milioni di euro sul 2009, incluso il contributo italiano di 3 milioni di euro alla Education for All - Fast Track Initiative per l’educazione di cui l’Italia ha la presidenza il prossimo anno. Nel 2009, a meno di uno stanziamento straordinario potrebbero gravare sulle esigue disponibilità della Legge 49 anche i 130 milioni del contributo italiano al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, tubercolosi e malaria. Se a tutte questo uscite, infine, sottraiamo anche i circa 40 milioni previsti per il funzionamento della Direzione Generale Cooperazione allo sviluppo - erano 47 milioni lo scorso anno - nel il MAE non avrà praticamente risorse per nuovi interventi di cooperazione.


Nel corso del 2009, è possibile che con l’approvazione di leggi di spesa, ad esempio il rinnovo del decreto missioni, si incrementino le disponibilità della legge 49. Dal 2000 la 49 ha chiuso a consuntivo positivo ma con incrementi molto variabili dai +44 milioni nel 2004 ai +724 milioni del 2007, pregiudicando un’adeguata pianificazione strategica adatta a massimizzarne l’impatto delle risorse.

Finanziaria 2009: l’APS del Ministero dell’Economia, Ambiente ed Interno

Il Ministero dell’Economia ha contratto impegni per 1,150 miliardi di euro durante le ultime conferenze per la ricostituzione dell’IDA XV, della Banca Africana XI e della Banca Asiatica - pagabili al massimo in 10 anni - a cui si aggiungono 250 milioni di arretrati. Il fabbisogno richiesto dal MEF sul Fondo Speciale per 2009, che finanzia il versamento verso le Banche regionali, è intorno 300 milioni di euro[5]. Le uniche indicazioni pubblicamente disponibili per il Fondo Speciale sembrano non indicare alcuna disponibilità per il 2009, rendendo impossibile l’avvio dell’iter per autorizzazione del contributo italiano a Banche e Fondi di Sviluppo. La disponibilità sul Fondo non garantisce alcun esborso nell’anno, poiché l’autorizzazione da parte del Parlamento avviene con l’approvazione di un disegno di legge dall’iter dalla durata spesso superiore all’anno finanziario.

Nel bilancio del Ministero sono iscrivibili come APS i contributi al “Fondo europeo di sviluppo” – 345 milioni (invariato rispetto al 2009) – ed i trasferimenti automatici al bilancio comunitario ripartiti poi in APS, per una totale stimabile attorno al 1 miliardo milioni di euro[6].

La finanziaria 2008 aveva autorizzato la partecipazione quarantennale italiana a “nuovi Meccanismi innovativi di finanziamento dello sviluppo e alla cancellazione del debito dei Paesi poveri nei confronti delle istituzioni finanziarie internazionali” con uno stanziamento medio annuo di 40 milioni di euro. Si tratta del finanziamento dell’iniziativa multilaterale per la cancellazione del debito e del contributo italiano all’Advanced Market Commitment, per i quali la finanziaria 2009 propone un incremento, arrivando a 50 milioni di euro. La finanziaria 2006 inoltre aveva autorizzato un contributo ventennale di 25,8 milioni di euro annuali per l’International Finance Facility for Immunization (IFF-im) – per l’acquisto di vaccini già esistenti. L’impegno italiano complessivo per l’AMC e per l’IFF-im ammonterà rispettivamente a 433 milioni di euro ed a 504 milioni di euro.

Per quel che riguarda il Ministero dell’Ambiente, la finanziaria 2007 aveva istituito il Fondo per lo Sviluppo Sostenibile per finanziarie attività di cooperazione ambientale nei PVS alimentato con un disponibilità finanziaria di 25 milioni di euro l’anno nel triennio 2007-2009. Nell’ultimo anno di vita il Fondo sarà tagliato del 22,75%.

Infine, al massimo altri 18 milioni – +1 milione rispetto al 2007- sono contabilizzabili come APS, presenti nel bilancio del Ministero dell’Interno, come allocazioni destinate a finanziare le spese per i rifugiati. Non si tratta necessariamente delle spese per centri di accoglienza temporanea ma dei costi di vitto ed alloggio del primo anno per i rifugiati che la rapportistica internazionale consente di indicare come aiuto. Per l’Italia, a differenza di donatori come la Francia, si tratta una quota limitata dell’APS, 36 milioni di euro nel 2003 e 23 milioni nel 2004. E’ importante notare che la rapportistica internazionale lascia la possibilità ai Paesi donatori di non contabilizzare le spese per il sostegno ai rifugiati come aiuto. Infatti Ungheria e Regno Unito non le contabilizzano.

Oltre il bilancio: le cancellazioni del debito ed i prestiti concessionali

In realtà una stima accurata dell’APS Italiano deve comprendere le risorse fuori bilancio: erogazioni di prestiti concessionali e cancellazioni del debito che dal 2000 al 2007 hanno rappresentato rispettivamente il 5% ed il 22% dell‘APS italiano.

I prestiti sono erogati attraverso il Fondo Rotativo, gestito da Artigiancassa, che a giugno 2008 aveva una disponibilità al netto degli impegni e delle approvazioni già effettuate pari a 1,2 miliardo di euro.

La contabilizzazione dei prestiti concessionali nell’APS è data dalla differenza tra erogazioni e rientri. Negli ultimi otto anni i rientri hanno superato le erogazioni, incidendo negativamente sull’APS (complessivamente dal 2000 al 2007, per circa 400 milioni di euro). Dal 2007, a seguito delle cancellazioni e delle conversioni del debito - che hanno fatto diminuire i rientri - e dell’approvazione di importanti nuovi crediti a Etiopia e Mozambico l’apporto dei crediti sull’APS è ritornato ad essere positivo, anche se ancora poco significativo - 20 milioni netti nel 2007. Nel 2009, inizieranno le erogazioni del prestito di 100 milioni concesso all’Iraq, ma il possibile rimborso del debito argentino – 400 milioni di euro[7] –sottrarrà 0,025% punti all’APS Italiano oltre ad aumentare le giacenze sul fondo[8].

Una stima delle cancellazioni 2009 è difficile poiché non esiste un documento pubblico che indichi o la totalità dei crediti ancora cancellabili o gli accordi di cancellazione in negoziato durante l’anno con la relativa quota di APS[9]. Stime del Ministero dell’Economia prevedono che nel 2009 possa venire perfezionate cancellazioni per 700 milioni di euro, tra cui quelle per la Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Guinea, Haiti e la Liberia. Lo stock di debito ancora cancellabile per gli HIPC potrebbe ammontare a circa 1,6 miliardi di euro mentre per i non HIPC a 1,5 miliardi circa.

Oltre la Finanziaria: gli stanziamenti straordinari

L’approvazione della finanziaria non esaurisce la possibilità di aumenti di APS durante l’anno. Dal 2000, grazie alle allocazioni in corso anno, la legge 49 ha chiuso con incrementi medi per circa 100 milioni di euro, rispetto alle disponibilità iniziali. Anche nel 2005 due decreti - gennaio e marzo - avevano reso disponibili 951 milioni di euro per coprire il contributo verso banche e fondi di sviluppo, quando sulla 49/87 erano disponibili 588 milioni di euro. Il picco è stato raggiunto nel 2007: nella legge 49 sono entrati oltre 700 milioni, grazie anche alla componente “cooperazione allo sviluppo” dei decreti “Missioni di pace” e, soprattutto, alle allocazioni extragettito del tesoretto.

Nel 2009 sono probabili stanziamenti extra ciclo-di-bilancio contabilizzabili come APS derivati dall’approvazione del decreto missioni e dalla possibile autorizzazione del pagamento del contributo italiano verso Banche e Fondi di sviluppo, per un cifra totale non superiore al 400 milioni di euro[10].



[1] Il disegno di legge finanziaria prevede che a legislazione vigente, per effetto del taglio lineare del decreto taglia ICI, gli stanziamenti sulla 49 si ridurranno a 215 milioni nel 2010 (NdA).

[2] Le disponibilità minime per le ONG, attorno ai 30 milioni, si sono avute nel 2000-2003 e nel 2006 (NdA).

[3] gli stanziamenti della Finanziaria 2008 con l’aggiunta di 94 milioni di euro dal decreto missioni del 13 marzo 2008 (NdA).

[4] CNEL, ISTAT, Primo rapporto sull’economia sociale, 2008, pag 105.

[5] L’ammontare richiesto è stato calcolato rateizzando su 10 anni il pagamento dei nuovi impegni puntando e saldando immediatamente gli arretrati (NdA).

[6] Stima conservativa sulla basa del dato 2007, dato che il contributo comunitario è tendenzialmente costante durante da un anno all’altro (NdA).

[7] Si assume che il rimborso avverrà interamente nel 2009 (NdA).

[8] Secondo le risposta del Sottosegretario Alfredo Mantica in Commissione Esteri della Camera il 1 ottobre 2008, L'Italia vanta un credito nei confronti dell'Argentina di circa USD 686 milioni, composto per la maggior parte da crediti concessionali (USD 499 milioni di circa), computabili come APS, e per la restante quota (USD 187 milioni circa) da crediti commerciali assicurati da SACE non contabilizzabili come aiuto.

[9] per il DAC, le cancellazioni di crediti commerciali sono al 100% APS, mentre per quelle dei crediti di aiuto vanno considerati solo gli interessi (NdA).

[10] Si assume che la disponibilità della componente “cooperazione allo sviluppo” nel decreto missioni si mantenga costante rispetto al 2008 - 94 milioni, (NdA).

[11] Secondo il DAC, se i paesi EU rispetteranno gli impegni nazionali, APS/PIL europeo del 2010 sarà pari a 0,57%, grazie a Regno Unito, Spagna, Irlanda e Finlandia che faranno meglio del target europeo. DAC, Development Coopertaion Report 2007, pag. 17.




http://www.lavoce.info/articoli/pagina2905.html


venerdì 3 ottobre 2008

Il rimborso del debito argentino ridurrà ulteriormente l'APS italiano

Ad inizio settembre l’argentina aveva espresso la volontà di rimborsare il proprio debito nei confronti dei creditori internazionali. È ancora in corso l'attività di riconciliazione (volta a definire congiuntamente gli ammontari precisi dovuti), perciò il dato definitivo del credito vantato anche dall'Italia sarà noto nel dettaglio al termine della riconciliazione. Secondo la risposta del Sottosegretario Alfredo Mantica ad una interrogazione parlamentare, l'Italia vanterebbe un credito nei confronti dell'Argentina di circa USD 686 milioni, composto per la maggior parte da crediti di aiuto (USD 499 milioni di circa) e per la restante quota (USD 187 milioni circa) da crediti commerciali assicurati da SACE.

Il possibile rimborso del debito argentino nel 2009 sottrarrà 0,025% punti all’APS Italiano oltre ad aumentare le giacenze sul fondo rotativo dei crediti d’aiuto, che a giugno 2008 aveva una disponibilità al netto degli impegni e delle approvazioni già effettuate pari a 1,2 miliardo di euro.

Nel 1999, di fronte a giacenze altrettanto significative, la legge 266 del 1999 aveva trasferito le risorse non impegnate dal Fondo Rotativo al bilancio della 49/87, consentendone l’impegno nel corso dell’anno. Dopo questo precedente, in diverse occasioni è stato proposto di spostare le giacenze del Fondo al bilancio dello Stato, incontrando però il parere contrario della Ragioneria della Stato, fondato sulla previsione di un peggioramento del deficit dell’Italia rispetto ai parametri del Patto di Stabilità e Crescita di Maastricht.

Nel rendiconto generale dello Stato 2007, la Corte dei Conti ha riconosciuto che, a seguito della modifica della normativa comunitaria sul Patto di stabilità del 2005, la Commissione europea possa riservare particolare attenzione, ai fini della determinazione del deficit, agli “sforzi di bilancio intesi ad aumentare o mantenere i contributi finanziari a sostegno della solidarietà internazionale”.

Tuttavia stando alle parole del il Sottosegretario, un trasferimento delle giacenze sembra improbabile poiché in caso di ripagamento del debito argentino, la parte relativa ai crediti commerciali verrà restituita alla SACE mentre quella relativa ai crediti di aiuto farà rientro nel Fondo Rotativo della Cooperazione Italiana e sarà disponibile per l'erogazione di nuovi crediti d'aiuto.

giovedì 2 ottobre 2008

Finanziaria 2009: Aiuto allo sviluppo tagliato del 56%

Il Disegno di Legeg Finanziaria che viene presentato oggi alla Camera penalizza ulteriormente la cooeprazione allo sviluppo rispetto al taglio di agosto. Il Ministero degli Affari Esteri ha subìto un taglio delle risorse di 411 milioni di euro, il 56% in meno rispetto alle disponibilità di inizio 2008 - da legge di giugno.

Sfortunatamente, il Ministero stesso ha deciso di far gravare tutto il costo del sulla Legge 49 che disciplina la cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo. Nonostante la cooperazione allo sviluppo incida solo per lo 0,1% sul bilancio dello Stato, dovrà contribuire per il 4,7% al risanamento delle casse pubbliche.Si tratta del minimo finanziario dal 2000 ad oggi e la metà delle risorse disponibili nel 2001. I 321 milioni di euro sono una quantità insufficiente per fare conquistare al Ministero degli Esteri il ruolo di protagonista dalle cooperazione allo sviluppo dell’Italia se si considera che solo le ONG hanno raccolto privatamente per attività di solidarietà internazionale circa 400 milioni di euro nel 2007 .

Inoltre, lo stanziamento per il 2009 non è quasi in grado di far fronte agli impegni pregressi. Alla fine di settembre 2008 erano gia stati deliberati 128 milioni di euro sul 2009, incluso il contributo italiano di 3 milioni di euro alla Fast Track Initiative per l’educazione di cui l’Italia ha la presidenza. Nel 2009, a meno di uno stanziamento straordinario potrebbero gravare sulle esigue disponibilità della Legge 49 anche i 130 milioni del contributo italiano al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, tubercolosi e malaria. Se a tutte questo uscite, infine, sottraiamo anche i circa 40 milioni previsti per il funzionamento nel 2009 la DGCS non avrà praticamente risorse per nuovi interventi di cooperazione.


La frammentazione del bilancio dello Stato, il difficile calcolo dei tempi degli esborsi stanziamenti e delle cancellazioni del debito, le risorse recuperate o decurtate durante l’anno permettono solo di fare stime approssimative sui futuri livelli di aiuto. L’APS 2009 non è completamente fissato con l’approvazione della manovra finanziaria, alcune risorse vengono appostate anche in corso dell’anno.
Tuttavia, a causa dell’opacità del bilancio è molto difficile stimare anche la quantità di APS stanziato all’inizio della discussione della manovra. Nei Prossimi giorni ActionAid proporrà alcune stime dei livelli complessivi di APS per il 2009.

martedì 23 settembre 2008

Cooperazione-delegata europea: possibile con un emendamento governativo

Il Governo ha presentato un emendamento (33.06) al disegno di legge 1441-bis in discussione alla Camera che se approvato permetterebbe agli uffici della cooperazione all’estero di ricevere fondi dalla Commissione europea e stati membri, rendicontandoli secondo regole differenti dalla contabilità generale dello stato. Verrebbe meno un ostacolo legislativo e si permetterebbe alla cooperazione italiana di candidarsi anche come capofila in esperienze di cooperazione-delegata dell’Unione Europea nell’ambito della realizzazione dell’agenda della divisione del lavoro. Si tratta di un segnale evidente che, dopo la Conferenza di Accra, il Governo considera ormai rilevante la realizzazione dell’agenda europea sull’efficacia dell’aiuto.

giovedì 18 settembre 2008

Disegno di legge per una Commissione d'inchiesta sulle ONG

Un disegno di legge è stato presentato da Adriana Poli Bortone (Pdl) e cofirmato da altri 49 senatori del Popolo delle libertà per istituire una commissione d’inchiesta con lo scopo di verificare le procedure relative alla gestione delle attività svolte dalle Organizzazioni non governative, monitorare la destinazione dei finanziamenti, la programmazione strategica e il rispetto delle priorità delle ong. Nella relazione introduttiva, si legge che "una costante di questi organismi sembra essere quella di destinare cifre esose per le spese di amministrazione e per i funzionari che operano in loco, facendo pervenire solo una piccola parte dei finanziamenti ai beneficiari del progetto”.

Deputati prongono intergruppo per gli Obiettivi del Millennio

In occasione di un evento della campagna del Millennio organizzato in vista della riunione dell'Assemblea Generale sugli Obiettivi del Millennio, i deputati intervenuti si sono impegnati alla costituzione di un intergruppo parlamentare specifico sugli obiettivi del Millennio. Lo scopo è quello di fare emergere un consenso tra deputati e senatori per dare rilevanza al tema, con spirito bipartisan.

giovedì 4 settembre 2008

Procedure semplificate: più aiuto umanitario?

Il Disegno di legge per lo sviluppo economico e la competitività (ddl1441) al vaglio della Camera all'articolo 33 prevede la semplificazione delle modalità di svolgimento delle procedure amministrative riguardanti gli interventi di cooperazione a sostegno dei processi di pace in alcuni Paesi nei quali l’Italia è già impegnata, nonché interventi di natura umanitaria in aree individuate con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il decreto dovrebbe stabilire, tra l'altro, le modalità di approvazione degli interventi e le specifiche deroghe alle norme di contabilità generale dello Stato – tema di scontro tra la cooperazione allo sviluppo e la Ragioneria generale dello Stato.

Si tratta di una riforma settoriale delle procedure della cooperazione che da tempo, ma nel loro insieme, necessitano una revisione complessiva e che questa riforma solo parziale sembra volere allontanare. Il decreto attuativo fornirà maggiori dettagli per capire quale sarà il nuovo ruolo dei militari o di altri soggetti istituzionali nell'approvazione e gestione dei fondi stanziati per l'emergenza. Per il momento il Parlamento non ha approvato nessuna mozione d'indirizzo in tal senso. Tuttavia, è certo che sul canale dell'emergenza non vi saranno difficoltà di esborso e potenzialmente il capitolo emergenze si candida ad essere il capitolo di bilancio più adatto ad assorbire qualsiasi incremento dell'aiuto.


venerdì 29 agosto 2008

I progressi italiani per l'aiuto efficacie

Sono stati pubblicati i nuovi risultati relativi all'efficacia dell'aiuto. Secondo la Survey 2008, l’Italia si presenta all’appuntamento di Accra con tutti gli indicatori – tranne uno - ancora sotto la media europea e, rispetto al 2005, con 6 aree in miglioramento - anche per alcune aree più accentuato rispetto alla media europea e degli altri donatori - e 3 in peggioramento (proliferazione strutture di gestione parallele, aiuto a programma, utilizzo dei sistemi dei paesi partner). Per ogni obiettivo, l'Italia si trova sempre nel fondo della classifica europea: ultima in Europa per prevedibilità dell’aiuto, penultima per lavoro analitico congiunto, terzo peggior paese per proliferazione di strutture di gestione parallele, ma solo seconda per il coordinamento dell’assistenza tecnica – dove ha già centrato l’obiettivo previsto per il 2010. E’ il paese europeo più lontano dal raggiungimento dell’obiettivo della prevedibilità dell’aiuto ed il secondo più distante per lavoro analitico congiunto. Infine per l’Italia non è stato pubblicato il dato sul legamento dell’aiuto, area di tradizionale imbarazzo per il nostro paese, anche se l'Italia sostiene di avere fornito il dato.

martedì 26 agosto 2008

L'efficacia dell'aiuto Italiano sotto esame ad Accra

Articolo tratto da Lavoce.info

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000543.html

AIUTI LEGATI SULLA STRADA PER ACCRA

Alla prossima Conferenza internazionale sull'efficacia degli aiuti allo sviluppo si discuteranno i piani elaborati dai paesi donatori per riformare la gestione degli interventi, divenuta negli ultimi anni sempre più complessa. Non ci sarà però un piano italiano. Non abbiamo approfittato di quest'occasione per avviare una riflessione su un sistema di aiuti a progetto, spesso lontano dalle reali priorità del paese partner e condizionato all'acquisto di beni e servizi provenienti dall'Italia. E quasi mai coordinato con quelli di altri stati dell'Unione Europea.

L’ultimo vertice G8 ha confermato l’impegno ad aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo, mentre a Roma il governo tagliava il 25 per cento delle disponibilità per la cooperazione del ministero degli Esteri per il 2009-2010. Intanto, ad Accra, in Ghana ci si prepara ad affrontare il nodo della qualità, con la terza Conferenza internazionale sull’efficacia degli aiuti dal 2 al 4 settembre.

Dal 2000 in poi l’architettura dell’aiuto è diventata sempre più complessa e rischia il collasso gestionale.(1) Per questo, nel 2005 la comunità internazionale ha adottato la Dichiarazione di Parigi sull’efficacia dell’aiuto con obiettivi da raggiungere nel 2010: è il documento di riferimento per Accra. Se gli obiettivi della Dichiarazione verranno realizzati, l’aiuto sarà più trasparente, prevedibile, legato ai bisogni di sviluppo e gestito dalle amministrazioni dei paesi partner.

In vista della sua attuazione, molti donatori Ocse hanno presentato piani d’azione per riformare tempestivamente la gestione degli aiuti. Il nostro paese non è tra questi: non ha approvato alcun “piano nazionale italiano per l’efficacia dell’aiuto” e solo recentemente, al ministero Affari esteri, sono state avviate riflessioni sul tema dell’efficacia, che non hanno prodotto ancora nessun documento strategico pubblico.
In questo caso, il ritardo italiano non è attribuibile alla difficile congiuntura economica o alle ristrettezze del bilancio nazionale: il rispetto degli impegni di Parigi richiede soprattutto un cambiamento del modo di fare aiuto. Anzi, si dà la possibilità di far fruttare al massimo le risorse già stanziate: un’opportunità per la nostra cooperazione continuamente alla prese con dotazioni finanziarie sempre ben al di sotto della media europea – nel 2007, 0,19 per cento del Pil contro la media europea dello 0,40 per cento.
Purtroppo, la valutazione per il 2007 evidenzia una cooperazione italiana lontana dagli obiettivi di efficacia con strategie di sviluppo non allineate alle priorità del paese partner; erogazioni d’aiuto imprevedibili e volatili; aiuto condizionato all’acquisto di beni e servizi provenienti dall’Italia; proliferazione di strutture parallele per la gestione di progetti; missioni di monitoraggio e lavoro analitico non coordinato con gli altri donatori. (2)

Grafico 1. Paragone cooperazione italiana – media Ue rispetto agli indicatori della Dichiarazione di Parigi.

Fonte: elaborazione ActionAid su dati EC, Comunicazione Monterrey report, aprile 2008.

Grafico 2. Numero di strutture di gestione indipendenti ogni 100 milioni di dollari di Aps bilaterale al netto del debito, 2005.

Fonte: elaborazione ActionAid su dati EC, Comunicazione Monterrey report, aprile 2008.

Si tratta di risultati simili a quelli pubblicati dalla società di consulenza Development Finance International nel 2004, dove si registrava che i governi africani valutavano il livello di efficienza della cooperazione italiana pari a quello dell’Austria o dell’Arabia Saudita. (3)

Il mancato allineamento dell’intervento italiano alle priorità di sviluppo degli altri paesi dipende soprattutto dalla gestione centralizzata e dalle scelte dei canali dell’aiuto. La nostra cooperazione predilige “l’aiuto a progetto” rispetto all’“aiuto a programma” (8 per cento del bilaterale italiano al netto della cancellazione del debito).
Nell’aiuto a progetto i donatori finanziano un’iniziativa ben definita e ne stabiliscono tutte le modalità di gestione. Si possono dunque ignorare del tutto le priorità di sviluppo dello Stato partner, creando strutture parallele di gestione. Invece, l’aiuto a programma è una forma di sostegno finanziario alle strategie di sviluppo approvate dai governi dei paesi partner che include tra i suoi strumenti “approcci settoriali”, “sostegno settoriale” e “sostegno generale” al bilancio dello Stato. Gran parte dell’incremento dell’aiuto atteso italiano passerà ancora attraverso i progetti, anche se, sotto la spinta europea, si tenta di mettere in atto un maggior decentramento della gestione.
L’aiuto legato – ossia condizionato all’acquisto di beni e servizi italiani – al netto del debito fa dell’Italia il peggior donatore dell’Unione Europea. Si tratta di una forma d’aiuto inefficace poiché fa lievitare i costi del 30-50 per cento rispetto a forniture assegnate con un bando. Secondo lo Human Development Report 2005, per ogni euro che il nostro paese destina all’Etiopia, 14 centesimi vengono spesi per l’acquisto di beni italiani. Un altro esempio è la donazione finanziaria dell’Italia nel gennaio 2006 al programma alimentare mondiale destinato a Uganda e Burkina Faso, con la precisa indicazione di acquistare riso italiano, che a quel tempo, costava 527,8 dollari a tonnellata, mentre il riso thailandese o pakistano, acquistato sul mercato internazionale, costava 200 dollari a tonnellata. (4)
In gran parte, il problema dipende dalla legge di disciplina della cooperazione, la legge 49 del 1987, che obbliga a “legare” tutti i crediti d’aiuto a meno di una specifica deroga. Così, nel 2006, i crediti d’aiuto rappresentavano il 73,9 per cento dell’aiuto legato italiano. Ad esempio, in Angola, il Programma di ammodernamento delle telecomunicazioni nella provincia del Kwanza finanziato con un credito d’aiuto di 18 milioni di euro, è realizzato dall’Alcatel; così come la fornitura di 24 convogli ferroviari al Marocco, finanziati da un credito di 200 milioni di euro, è affidata all’Ansaldo. (5)
L’altra area critica per l’efficacia della cooperazione italiana riguarda il coordinamento: solo 7 delle 93 missioni italiane sono state eseguite congiuntamente con gli altri donatori (8 per cento) e solo il 18 per cento delle analisi sono state condivise. Con la Spagna, si tratta dei peggiori dati tra gli Stati dell’Unione che condividono in media la metà del lavoro analitico e coordinano un quarto delle loro missioni nei paesi beneficiari. (6)
L’Italia contribuisce significativamente ad aumentare il lavoro amministrativo dei paesi partner. Un tipico governo di un paese beneficiario deve completare, ogni anno, più di 2.400 rapporti quadrimestrali per i donatori, con le loro più di mille “missioni di monitoraggio” all’anno. (7)(8)
L’incontro di Accra poteva rappresentare per l’Italia un’opportunità per portare alla conferenza questioni di tradizionale impegno per la nostra cooperazione e soprattutto per avviare immediatamente un’analisi interna. I ritardi dell’amministrazione e l’incerta congiuntura politica hanno ritardato la riflessione e vanificato ogni possibilità di un maggiore protagonismo internazionale, mentre il nostro paese si appresta ad assumere la presidenza del G8. Per l’Italia resta l’obbligo di rispettare gli obiettivi della Dichiarazione di Parigi: la costringeranno a “riformare gestionalmente” la sua cooperazione allo sviluppo, verso il decentramento, lo slegamento e il coordinamento. Si realizzerà surrettiziamente in tre anni una mini-riforma della cooperazione, dopo che per dieci anni a Roma non si è riusciti a portare a termine nessuna riforma della legge 49.
ActionAid ha stimato i costi di transazione dell’aiuto nel 2003 a oltre 9 miliardi di dollari: il 13 per cento del totale degli aiuti.


(1) World Bank, Global Monitoring Report 2007, 2007
(2) Ocse-Dac, Paris declaration monitoring Survey, 2007.
(3) Development Finance International, The effectiveness of aid to Africa since the Hipc initiative, August 2004.
(4) ActionAid, La struttura dell’aiuto alimentare italiano dal 2000 al 2006, 2007.
(5) Dgcs, Relazione stato attuazione della politica di cooperazione per l’anno 2005, 2007.
(6) Ocse-Dac, Paris declaration monitoring Survey, 2007.
(7) Van de Walle N. e T.A. Johnston (1996) Improving aid to Africa, Odc Policy Essay no. 21. Si tratta di stime piuttosto rozze, che sarebbero poi state erroneamente citate dall’ex presidente della Banca Mondiale James D. Wolfensohn, che affermò che il governo della Tanzania preparava 2400 report quadrimestrali e ospitava più di mille missioni ogni anno (Roodman D. (2006) Aid Project Proliferation and Absorptive Capacity, CGD Working Paper no. 75).
(8) La stima è stata effettuata assumendo che i costi di transazione siano pari al 10 o al 20 per cento dei flussi di aiuto, a seconda che il beneficiario sia definito come “buon utilizzatore” o “cattivo utilizzatore” degli aiuti. Si veda ActionAid (2005) Real Aid: an agenda for making aid work. Si tratta di stime sommarie che comunque sottolineano le potenziali dimensioni del fenomeno.

mercoledì 6 agosto 2008

MANOVRA, CONFERMATI TAGLI ALLA COOPERAZIONE, SERVONO SCELTE CORAGGIOSE IN PROSSIMA FINANZIARIA PER IL SUMMIT 2009

De Ponte, “Berlusconi si assuma la responsabilità di scelte coraggiose, e smetta di affidarsi semplicemente ad un “esercizio di ragioneria di Governo”

“Il testo della manovra approvato ieri alla Camera conferma il sostanziale taglio dei fondi alla cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri dal prossimo anno. Si tratta di un segnale estremamente negativo che ci auguriamo possa essere corretto nel corso della prossima manovra di bilancio che verrà formalizzata tra ottobre e dicembre, ma servono scelte politiche coraggiose”. Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid, commenta così la decurtazione delle risorse destinate alla cooperazione, spiegando che “i fondi dedicati all’Aiuto Pubblico allo sviluppo si attesteranno così a 170 milioni di Euro nel 2009, cioè al 23% delle risorse che erano state assicurate l’anno scorso anno. Stessa cosa succederà nel 2010”.
Le aree maggiormente a rischio a causa di questi tagli – spiega ActionAid - includono il Fondo Globale per la lotta all’AIDS e i contributi dei volontari alle organizzazioni umanitarie, prima tra tutte la FAO.

“Queste misure sono in contrasto con il ruolo che ci si aspetta l’Italia giochi nella lotta alla povertà in vista del Summit del G8 del 2009”, sottolinea ancora De Ponte. “C’è ancora modo di cambiare questa decisione, in fase di scrittura della prossima legge di bilancio, ma su questo Berlusconi si gioca la sua credibilità nei confronti degli altri leader del G8. Dovrà dimostrare se è veramente un leader internazionale che sa prendere decisioni politiche coraggiose o se invece preferisce farsi guidare solo dai suggerimenti dei “ragionieri di Governo”.

venerdì 1 agosto 2008

Relazione del Ministero Affari Esteri al Parlamento

Il Ministero degli Affari Esteri è stato il primo a presentare al Parlamento la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa. Nel quadro della semplificazione normativa volta alla razionalizzazione dell'organizzazione del Ministero è stato redatto e comunicato alle camere un documento di circa 180 pagine contenente i cosidetti rapporti di performance relativi all'anno 2007 e al primo quadrimestre del 2008. Le sezioni che compongono entrambi i rapporti sono:
  1. un quadro generale di riferimento e priorità politiche
  2. la struttura organizzativa
  3. un quadro complessivo della programmazione strategica
  4. priorità politiche, obiettivi strateigici, obiettivi di miglioramento e risultati conseguiti.

Tra le priorità politiche si riscontra una sostanziale continuità tra la guida del Ministro D'Alema e quella di Frattini. Tra i cambiamenti rilevati nella struttura organizzativa si nota che:
  • l'Unità per le Regioni viene ridenominata in Unità per il sistema Paese e le Autonomie territoriali.
  • Le Unità per il Contenzioso Diplomatico e quella per la documentazione storico-diplomatica e gli archivi passano sotto la responsabilità della Segreteria Generale (mentre nel precedente organigramma risultavano collocate tra i Servizi e le altre strutture.
  • La tabella risorse umane si fa più dettagliata ma non completamente confrontabile con quella riportata per il 2007.
  • Il quadro complessivo della programmazione strategica si arricchisce degli indirizzi per l'attuazione del programma di governo mentre perde la colonna degli obiettivi operativi (presente nella tabella 2007); risultano più evidenti le responsabilità condivise tra Direzioni e Uffici sugli stessi obiettivi strategici. Nell'obiettivo relativo alla cooperazione internazionale allo sviluppo si perde il riferimento specifico all'Africa, come regione geografica prioritaria di intervento; gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio continuano a essere il faro dell'impegno italiano nei Paesi in via di sviluppo.
Tra i risultati conseguiti nei primi quattro mesi del 2008 si evidenziano:
  • l'avvio di un dialogo approfondito con partner di cooperazione e le autorità governative sull'attuazione del bilancio dello stato in Mozambico. Analoghe procedure sono state avviate per inquadrare la programmazione nei Paesi del Corno d'Africa.
  • particolare attenzione è stata dedicata all'eleaborazione di progetti volti alla ricostruzione e stabilizzazione post conflitto e di peace building, come nel caso dell'Iraq, del Libano, dell'area balcanica e dell'Afghanistan (dove si è continuato a sostenere il settore infrastruttura e giustizia)
  • due nuovi fondi sono stati istituiti rispettivamente presso il CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa) e la FAO per permettere un'azione più rapida nei Paesi colpiti da crisi o disastri naturali.
  • per quanto riguarda la cancellazione del debito è stata ricordata la riunione a Nairobi del Comitato congiunto annuale per l'allocazione dei fondi liberati dalla Conversione del debito; l'accoglienza della richiesta di nuovi programmi di conversione per Algeria e Marocco; accordi multilaterali firmati con Gambia, Guinea e Liberia e bilaterali con Repubblica Centraficana e Guinea.
Il totale delle erogazioni effettuate dalla DGCS nel primo quadrimestre di queso anno sono pari a 102,8 milioni di €, ammontare che rappresenta il 13% della disponibilità complessiva della Direzione per l'anno 2008.

140 milioni di euro di finanziamenti a dono

E' notizia di ieri, diffusa dal Ministero degli Affari Esteri, che il Comitato Direzionale per la cooperazione - presieduto dal Sottosegretario Scotti - ha approvato la concessione di finanziamenti a dono per iniziative di cooperazione per un totale di circa 140 milioni di euro. Interessante sottolineatura contenuta nel comunicato ufficiale è che questi finanziamenti siano stati concessi "in particolare in vista della Presidenza italiana del G8, e con le priorità della Cooperazione italiana". Le aree privilegiate risultano essere quelle della sicurezza alimentare, la salute e l'istruzione, con un'attenzione geografica speciale ad Africa Sub-sahariana e alle aree di crisi.

giovedì 24 luglio 2008

La Corte Costituzionale dichiara l'incostituzionalità di due leggi regionali di cooperazione

Il 18 luglio 2008, n. 285, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di una legge regionale della Val d’Aosta per contrarietà rispetto all’art. 117, 2° comma, lettera a) della Costituzione (riserva allo stato della legislazione in materia di politica estera) che contemplava la possibilità, da parte della regione, di effettuare interventi nel campo della cooperazione allo sviluppo. La Corte Costituzionale ha argomentato che la cooperazione allo sviluppo è parte integrante della politica estera italiana e, quindi, costituisce un ambito esclusivo di intervento statale, sulla scia di una giurisprudenza consolidata in materia. In linea con la precedente sentenza Corte Cost. n. 131/2008 (che aveva dichiarato l’illegittimità di una legge della regione Calabria) è stata reputata illegittima anche una norma regionale che consente il sostegno ad enti per “finalità di cooperazione umanitaria e di emergenza” o preveda la raccolta di fondi presso il pubblico da far confluire in un apposito fondo da destinare ad attività di cooperazione.

venerdì 18 luglio 2008

Governo conferma taglio, nonostante le proteste delle ONG

Il maxi-emendamento su cui il Governo ha chiesto la fiducia conferma il taglio di 170 milioni al bilancio della cooperazione del Ministero degli Affari Esteri, nonostante i diversi appelli della società civile. http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/conti-pubblici-76/bono-accusa/bono-accusa.html In autunno, con la presentazione del progetto di Bilancio, il Governo potrà reintegrare il taglio e alcuni Ordini del giorno in votazione da martedì, che il governo valuterà se accogliere o respingere, chiederanno all’Esecutivo di assumersi questo impegno.

mercoledì 9 luglio 2008

Taglio cooperazione: solo l'opposizione presenta emendamenti per evitarlo

E' iniziata la discussione per la conversione del decreto 112 il cui art 60, comma 11 prevede un taglio di 170 milioni. Durante l'esame in Commissione Esteri, il Relatore di maggioranza Pianetta ha espresso preoccupazione per il taglio previsto a cui il Governo ha risposto di attendere di conoscere quali saranno i capitoli che saranno tagliati. Per adesso, solo i gruppi di opposizione hanno presentato 3 emendamenti (60.19; 60.26; 60.49) per l'abrogazione del comma 11, con scarse probabilità che vengano sostenuti dalla maggioranza.

venerdì 4 luglio 2008

Frattini rilancia la riforma bipartisan della cooperazione

Mercoledì 2 luglio, il Ministro degli Esteri, Frattini, di fronte ai membri delle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato, ha chiesto al Parlamento “una legge per la cooperazione approvata con l’accordo bipartisan. Il Ministro ha auspicato un rilancio della cooperazione bilaterale. Infine ha ribadito che Corno d'Africa, Africa subsahariana e Africa occidentale resteranno aree prioritarie della cooperazione italiana.

martedì 1 luglio 2008

APS: tagliati 510 milioni di euro tra 2009-2011

I tagli delle risorse nella lotta alla povertà annunciati nel decreto legge 112 del 25 giugno 2008, rischiano di far quasi sparire entro 3 anni la cooperazione allo sviluppo italiana .Nell’Art 60, comma 11 si legge come l'autorizzazione di spesa di cui alla legge 3 gennaio 1981, n. 7 e alla legge 26 febbraio 1987, n. 49 relative all'aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo venga ridotta di 170 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2009 fino al 2011. Si tratta di una riduzione consistente dell’aiuto pubblico allo sviluppo gestito dal Ministero degli Affari Esteri che, se oggi gestisce 738 milioni di euro, porterebbe le risorse della legge n.49 nel 2011 a soli 393 milioni di euro - il livello di inzio 2006 dopo l'ultima finanziaria del governo Berlusconi. Con il Progetto annuale e pluriennale di bilancio che verrà presentato a settembre, il Governo ha ancora una possibilità per annullare il taglio.

giovedì 26 giugno 2008

Cooperazione italiana e qualità dell'aiuto: prime dichiarazioni ufficiali

Il 26 giugno all'incontro organizzato dalla UN Millennium Campaign, per la prima volta la DGCS ha parlato delle sue posizioni su Accra. Il Vice direttore Morabito ha detto che nel corso del negoziato europeo per Accra l’Italia si sta impegnando perché si dia spazio alla società civile all’interno della sezione sull'ownership, mentre per quel che riguarda la divisione del lavoro l’Italia si è candidata a lavorare nei Fragile states indicando la salute, istruzione e sviluppo rurale come settori in cui portare il proprio valore aggiunto, ma considerando la questione dei diritti delle donne e la sostenibilità ambientale come cross-country issues. Infine Morabito ha sottolineato l’impegno della DGCS ad un ulteriore snellimento delle procedure e a rendere sistematica la valutazione, ma non ha fatto riferimento all’aiuto legato. In realtà gli Stati membri saranno chiamati ad indicare i settori o i paesi dove assumere un ruolo leader o ritirarsi entro fine luglio, mentre la Commissione ha già fatto le proprie proposte agli Stati Membri. Anche se in ritardo, l'esercizio sta spingendo l'Italia a valutare dove abbia un valore aggiunto e poter essere anche paese leader ricevendo risorse da altre cooperazioni europee, che non potrebbero essere iscritte a bilancio della cooperazione…Appuntamento a fine luglio per capire dove l'Italia sceglierà di impegnarsi.

venerdì 20 giugno 2008

In attesa del DPEF fantasma: APS dell'Italia 0,22% nel 2008

Il 18 giugno, la veloce riunione del Consiglio dei Ministri ha approvato anche il Documento di Programmazione Economico Finanziaria per 2009-2011. Secondo le dichiarazione della vigilia si tratterebbe di un documento sintetico di 20 pagine, ma che ancora non è pubblicamente disponibile. Per quello che riguarda la cooperazione allo sviluppo, il DPEF è il primo banco di prova per conoscere l'importanza accordata agli stanziamenti dell'aiuto.
I DPEF 2003-2006 e quello 2008-2010 avevano indicato un calendario d'incremento progressivo per l'aiuto pubblico allo sviluppo per rispettare gli obiettivi europei d'aiuto. La società civile ha chiesto che il DPEF 2009-2011 prevedesse un aggiornamento delle precedenti calendarizzazioni, per ribadire l'impegno italiano al pieno riallineamento europeo anche in previsione della prossima Presidenza G8. Il Consiglio Europeo dei capi di governo del 19-20 giugno ha riconfermato l'impegno dei 27 a raggiungere lo 0,51% APS/PIL nel 2010. Per l'Italia la strada è in salita poichè si tratta di raddoppiare l'attuale livello d'aiuto, stimato attualmente dal Ministero dell'Economia allo 0,22% nel 2008 (3,500 miliardi di euro, di cui 600 milioni di cancellazioni del debito).

martedì 10 giugno 2008

Italia e divisione del lavoro: scelti i 7 Paesi pilota

Anche se in ritardo rispetto agli Stati Membri UE, l'Italia ha indicato alla Commissione europea la lista dei Paesi in cui parteciperà all'esperienza pilota di divisione del lavoro: Bolivia, Ethiopia, Kenya, Mozambico, Senegal, Sierra Leone and Uganda. In Albania, l'Italia sarà parte del gruppo di coordinamento degli altri donatori. Per metà giugno, l'Italia potrebbe anche indicare i settori d'impegno nei differenti Paesi. E' importante notare che tutte le comunicazioni relative alla divisione del lavoro avvengono tra Roma e Bruxelles, su richiesta esplicita dell'Italia, visto l'autonomia ridotta degli uffici territoriali di cooperazione (UTL). Si tratta di un limite in netto contrasto rispetto all'approccio della divisione del lavoro che presuppone una significativa autonomia decisionale degli uffici territoriali.




mercoledì 28 maggio 2008

Riforma della cooperazione: ripartire dal Testo Tonini

Durante la presentazione del Rapporto di ActionAid Italia e Lotta alla povertà 2008, il Senatore Mantica e l'Onorevole D'Alema si sono detti concordi sulla necessità di rendere prioritario il tema della riforma della cooperazione, come terreno di intesa bipartisan, ripartendo dal testo base presentato quasi alla fine dell'ultima Legislatura in Senato. Nel dettaglio, il Senatore ha comunque auspicato un rafforzamento delle dotazioni del Fondo Unico.

Infine Mantica considera positivamente il fatto che il Ministro Frattini abbia trattenuto a sè la delega della cooperazione e dell'Africa per dare centralità alla politica di cooperazione nell'ambito della politica estera e negoziare così da una posizione di forza con il Ministero dell'Economia sulla riforma. Intanto alcuni temono un taglio di 200 milioni di euro alla cooperazione allo sviluppo con il prossimo assestamento di bilancio, anche se ancora non ci sono conferme nelle fonti ufficiali.

giovedì 22 maggio 2008

Aiuto italiano in Afghanistan: puntuale ma non sempre ben speso

Secondo il rapporto del piattaforma di ONG che operano in Afghanistan, l'Italia ha mantenuto le sue promesse finanziarie in Afghanistan, erogando tutto l'aiuto promesso e divenendo assieme all'Australia e ONU il donatore che ha onorato al 100% il suo impegno. Tuttavia la ricerca si interroga se le risorse siano state bene spese finanziando la realizzazione d'interventi sostenibili, o siano stati sprecati attraverso continui sub-appalti ed in lavori di dubbia qualità. In particolare il rapporto cita l'esempio di un ospedale di Kabul, Khair Khana maternity Hospital, dove l'Italia avrebbe stanziato 2,2 milioni di dollari via UNFPA, che avrebbe dato vita ad un continuo subappalto: dall'UNPOS ad una ONG italiana per arrivare ad un impresa di costruzioni afghana. Citando fonti ufficiali, tra cui la Kabul press, la ricerca riscontra che meno di 1 milione di dollari sarebbe stato effettivamente speso per il progetto di ricostruzione, per cui sarebbero stati utilizzati materiali di così scarsa qualità da obbligare ad un ulteriore stanziamento.

http://www.kabulpress.org/my/spip.php?article830

giovedì 15 maggio 2008

i fondi italiani per le ONG sono aiuto legato

Secondo gli ultimi dati DAC disponibili - 2006-, la percentuale di aiuto italiano legato al netto del debito è la più alta in Europa. A questo risultato contribuiscono per oltre il 73 % i crediti d'aiuto, anche a causa di una disposizione legislativa che subordina la concessione di crediti slegati ad una deroga speciale.

Sebbene sia impossibile una stima accurata, poichè non sono stati ancora presentati i dati disaggregati per il 2006, al restante 27% di "aiuto a dono" legato contribuiscono anche i fondi assegnati alle ONG.

L'assegnazione del finanziamento per via "progetti promossi" che esclude una gara competitiva e l'esclusione dal finanziamento di ONG non riconosciute in Italia fanno sì che risulti
legato il 100% dei fondi per ONG, secondo le regole delal rapportistica DAC. L'aumento delle risorse deliberate nel 2007 e le alte disponibilitàa del bilancio 2008 a favore delle ONG, faranno probabilmente salire la percentuale del' "aiuto legato" a dono.

martedì 15 aprile 2008

La dimensione di genere della cooperazione allo sviluppo italiana

La Giornata Internazionale della Donne 2008 ha rivolto un messaggio anche alla cooperazione allo sviluppo italiano. Lottare contro fame, AIDS e le diverse forme di esclusione sociale non può non misurarsi con la “dimensione di genere”. Dati e statistiche parlano chiaro: sono le donne a subire le conseguenze più severe di povertà, analfabetismo, guerre; sono le donne vittime dei più odiosi abusi dei diritti umani. Spesso per il solo fatto di essere donne. Contrastare disuguaglianza, violenza e pregiudizio significa rilevare queste differenze, dare loro una dimensione quantitativa e qualitativa, intervenire perché le discriminazioni non si riproducano e creare le condizioni per il cambiamento. D’altro canto occorre rifiutare l’idea che le donne siano solo vittime, soggetti passivi incapaci di contribuire al cambiamento: dalle comunità dove ActionAid lavora arrivano costantemente esempi di quale potenziale unico ogni donna abbia nel determinare la propria vita e lo sviluppo di progetti e programmi.

Come tradurre queste convinzioni in programmi di azione concreti? Fino a qualche anno fa si pensava che la soluzione alle differenti forme di oppressione che variamente limitano le scelte delle donne fosse di realizzare progetti che le coinvolgessero o che fossero a loro espressamente dedicati. Ma si è visto che non basta, almeno non se si ambisce a sradicare davvero le cause di impoverimento e disuguaglianza e raggiungere entro la data fissata del 2015 gli 8 Obiettivi del Millennio fissati dalle Nazioni Unite otto anni fa. Bisogna lavorare innanzi tutto perché bambine, ragazze e donne possano iniziare un processo di rafforzamento della fiducia in se stesse, nelle loro capacità e di costruzione della consapevolezza di essere titolari di diritti inviolabili. Occorre d’altra parte lavorare con gruppi e movimenti perché la dimensione collettiva della rivendicazione per l’eguaglianza possa portare mutamenti a livello legislativo dove ancora mancano gli strumenti giuridici adeguati. Infine indispensabili sono le campagne di sensibilizzazione contro i pregiudizi e gli stereotipi che spesso sono alla base di discriminazione e violenza. Tutto questo rientra in un approccio che fa dell’empowerment delle donne la chiave di volta degli interventi di cooperazione e non si accontenta di misure a tutela delle donne o al loro mero coinvolgimento tra i beneficiari.

Un ruolo cruciale in questo senso può essere giocato dai soggetti politici responsabili delle politiche di cooperazione italiana. ActionAid, in collaborazione con il Centro di Ricerca Universitario CIRPS-Sped ha realizzato una ricerca che analizza criticamente l’assunzione della dimensione di genere da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, che è stata presentata il 6 marzo a Roma. I risultati del rapporto dimostrano quanto sia essenziale innanzi tutto che i diritti delle donne siano riconosciuti dalle istituzioni come centrali per il perseguimento di programmi di sviluppo sostenibili ed efficaci e che le discriminazioni di genere siano assunte come elementi di comprensione irrinunciabile delle realtà locali in cui si opera. Per questo si rendono necessari investimenti nella formazione di genere e sforzi mirati a diffondere strumenti e metodologie che illuminino le varie fasi dei progetti di sviluppo. Perché l’aumento delle risorse (umane e finanziarie) sia apprezzabile è utile fissare degli obiettivi quantitativi e qualitativi sugli stanziamenti di aiuto pubblico allo sviluppo, prendendo a modello altri donatori particolarmente virtuosi in materia. Lo stesso può valere per l’implementazione di Risoluzioni e Convenzioni internazionali (una per tutta la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su “donne, pace e sicurezza”) che necessitano di piani di azione e monitoraggio nazionali affinché non restino solo velleitari impegni sulla carta. In ultimo l’empowerment delle donne sarebbe meglio perseguito se si promuovessero sinergie tra diversi Ministeri (Affari Esteri, Pari Opportunità, Economia, Ambiente) e tra forze politiche (come Parlamento ed Enti Locali) a partire da una visione strategica coerente e unitaria. E’ nostro auspicio in questa particolare congiuntura della politica italiana che gli eletti e le elette della prossima legislatura che più da vicino si occuperanno di tematiche di solidarietà e cooperazione internazionale facciano della dimensione di genere e del protagonismo delle donne un punto centrale della loro iniziativa parlamentare. Il 2008 è un anno cruciale perché esperti in diverse sedi (nazionali ed internazionali) lavoreranno all’evoluzione delle forme dell’aiuto pubblico allo sviluppo: il potenziamento di un’analisi di impatto sulla condizione femminile e il rafforzamento del protagonismo delle donne nei processi decisionali potrebbero costituire elementi di miglioramento dell’intero sistema di cooperazione. ONG, associazioni, mondo accademico, giornalisti, funzionari pubblici possono interrogarsi sui progressi che la lotta alla povertà sta facendo per eliminare le discriminazioni di genere e rilanciare l’impegno per un mondo più giusto anche nelle relazioni tra uomini e donne.

Per scaricare il rapporto http://www.actionaid.it/pages/429.jsp

lunedì 7 aprile 2008

Ancora 6 milioni di aiuto legato italiano in Angola

L'Angola riceverà automezzi italiani da espurgo e raccolta differenziataper un avlore di 6 milioni di euro,secondo quanto previsto dal Bando di gara della DGCS - pubblicato su “Il Sole 24 ore”, “Corriere della sera” e “La Repubblica” in data 1 aprile 2008. Ancora una volta in Angola, l'Italia maschera il sostegno alla propria industria con l'aiuto. L'angola è un dei paesi tra i più poveri per i quali i Paesi donatori già nel 2001 avevano previsto di indirre gare d'appalto internazionali per l'assegnazione di forniture. L'esempio angolano spiega il dato complessivo che fa dell'Italia il peggior legatore dell'aiuto tra i Paesi europei.

mercoledì 2 aprile 2008

Gli italiani e l'aumento dei fondi per la cooperazione

Il risultato dell’indagine del Ministero Affari Esteri su “opinione pubblica e politica estera” del marzo 2008 indica che il 46% degli intervistati è favorevole ad un aumento delle risorse per la cooperazione allo sviluppo, un propensione che dipende dal sesso e grado di istruzione, contro un 28% che vorrebbe diminuirle. Un eventuale aumento delle tasse per far fronte alla spesa non inciderebbe sostanzialmente sugli orientamenti dei favorevoli. Per quello che riguarda le spese militari, dagli anni Settanta sino al 2008 il sostegno per un aumento delle spese militari è sempre stato modesto, mentre le variazioni maggiori sono state tra coloro che volevano diminuirle o lasciarle invariate. Nel 2008 il 41% degli intervistati chiedeva una riduzione a fronte del 12% che sosteneva la necessità di un aumento.

Fonte:Gruppo di riflessione strategica, Rapporto 2020 le scelte di politica estera, marzo 2008.

mercoledì 20 febbraio 2008

Dal decreto missioni + 94 milioni di euro per la cooperazione

il comma 1 autorizza, per l’anno 2008, la spesa di 94 milioni di euro per gli interventi di cui in precedenza, ponendo tale somma espressamente come integrazione degli stanziamenti per i capitoli della cooperazione allo sviluppo riportati nella tabella C della legge finanziaria 2008, i quali ammontano a 732,8 milioni di euro per il 2008.

Tale incremento è finalizzato alla realizzazione di interventi di cooperazione nei Paesi menzionati, allo scopo di conseguire un miglioramento nelle condizioni di vita delle popolazioni, e al tempo stesso assicurare i processi di ricostruzione civile.

La norma autorizza, inoltre, il Ministero degli affari esteri, nei casi di necessità e urgenza, a ricorrere ad acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato.


martedì 19 febbraio 2008

Campagna elettorale e cooperazione allo sviluppo

Di seguito riportiamo l'impegno programmatico del Partito Democratico in materia di cooperazione allo sviluppo.

"E io continuo a credere che faremmo un torto alla nostra civiltà, oltre che al futuro stesso dell’umanità, se non assumessimo in modo più stringente e vincolante la lotta alla povertà e alla fame e il raggiungimento degli altri Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Non è più solo una questione di quantità dell’impegno, di risorse da destinare agli aiuti allo sviluppo, anche se fa male constatare che l’Italia, pur invertendo al tendenza degli anni precedenti, è ferma allo 0,20 per cento del Pil, e che solo Grecia e Stati Uniti fanno meno di noi. E’ anche una questione di qualità e di efficacia, di come gli aiuti vengono impiegati. Anche per questo nella prossima legislatura dovremo provvedere una sollecita approvazione della legge di riforma della cooperazione."

mercoledì 6 febbraio 2008

Stime APS 2008 non ancora lo 0,33%

A fronte dell’incompletezza dell’informazione pubblica è possibile una stima di massima per il 2008 che includa anche una previsione delle cancellazioni del debito. Dal confronto tra i livelli APS/PIL 2007-2008 risulta evidente che l’esborso delle risorse del decreto 159 nel 2008 è stato cruciale nel determinare lo stallo dell’APS nel 2007 - intorno allo 0,23% del PIL - e il picco - attorno allo 0,28-0,29% - nel 2009. Questa percentuale sarà ancora insufficiente e del tutto insostenibile. A meno di un’iniezione straordinaria di almeno 650 milioni di euro nel 2008, l’Italia non raggiungerà l’obiettivo dello 0,33% indicato nel DPEF.

Ben più allarmate si presenta lo scenario futuro: sulla base dell’andamento degli ultimi anni, nel 2009, anno della presidenza italiana del G8 l’APS italiano sarà attorno allo 0,2%. Se nel 2008 non si raggiungerà lo 0,33%, per l’Italia sarà ancor più improbabile raggiungere lo 0,51% nel 2010. Non si tratta solo di ritardare il rientro della cooperazione italiana in Europa, ma anche di frenare i risultati europei. La distanza dell’Italia dallo 0,51% peserà anche sull’impegno collettivo europeo. Se nel 2010 l’APS italiano non sarà almeno pari allo 0,44% del PIL ( circa 7 miliardi di euro), anche l’Europa potrebbe mancare l’obiettivo collettivo dello 0,56% .

venerdì 11 gennaio 2008

Iniziate le audizioni sul testo di riforma della cooperazione: valutazione di ActionAid

Sono iniziate le audizioni sul testo di riforma presentato in Commissione dal Senatore Tonini che non ha una maggioranza in Commissione. Le audizioni procederanno fino a febbraio, dopodichè la Commissione iniziarà il lavoro emendativo e migliorativo del testo in base ai pareri emersi.

Per ActionAid, la proposta di riforma della disciplina della cooperazione presenta alcuni elementi positivi soprattutto nella parte dei principi:

· si fa riferimento al principio del partenariato;

· nessun intervento è più vincolato alla fornitura di beni e servizi italiani;

· si istituisce la figura del Viceministro, che può sedere in Consiglio dei Ministri;

· si prevede un documento di programmazione pluriennale approvato collegialmente dal Consiglio dei Ministri;

· si afferma la responsabilità, unitarietà e coordinamento della politica di cooperazione in capo al Ministro degli Esteri, che rafforza il suo ruolo nei rapporto con banche e Fondi di sviluppo e negli indirizzi del Fondo Europeo di sviluppo;

· si abbozza l’istituzione di un Ente – Agenzia – che opera in autonomia di bilancio;

· si abbozza un riferimento alla coerenza delle politiche.

Nell’architettura istituzionale delineata, il Testo Tonini presenta alcuni limiti e contraddizioni, di seguito riportati:

Premessa

Il Testo non è una riforma organica della disciplina della cooperazione poiché la 49 non viene abrogata e continua a disciplinare molti aspetti, probabilmente ad esempio i prestiti concessionali.

Il Testo non separa chiaramente le responsabilità tra momento della pianificazione e quello della realizzazione: il CICS approva iniziative e il MAE impartisce all’Agenzia direttive dettagliate e vincolanti.

CICS

Il mandato del CICS - dalla composizione ministeriale incompleta - duplica e vanifica le responsabilità esclusive di programmazione, controllo e coordinamento che il MAE si vede riconosciute dal testo stesso.

Il CICS, che non sembra partecipare alla programmazione, è un comitato troppo concentrato sul micro-management, non massimizzando le potenzialità date dalla sua composizione. Pur essendo per la sua composizione un organismo d’indirizzo non entra nella programmazione. Il procedimento di approvazione delle specifiche iniziative non è snello e non chiarisce la fase istruttoria come avviene. In pratica, nonostante la presenza di un documento di programmazione approvato collegialmente, il CICS approva tutte le iniziative che vengono trasmesse al Ministero che le trasmetterà all’Agenzia per l’esecuzione.

Indirizzi della politica di cooperazione

Il Ministero dell’Economia non partecipa alla programmazione.

Si mantiene la stessa complessa procedura per l’erogazione di contributi a banche e fondi di sviluppo.

Il Consiglio dei Ministri ha solo una funzione notarile nell’approvazione del piano o nel delegare la gestione dell’emergenza.

Il documento di programmazione triennale, che è il documento d’accordo politico condiviso delle programmazione della politica di cooperazione, non fa riferimento alle strategie ed allocazioni per paese, alle previste cancellazioni del debito, concessione dei prestiti e neppure al perseguimento della coerenza tra le politiche.

Fondo Unico

Il Fondo Unico è limitato principalmente alle disponibilità della legge 49.

Non è chiaro se l’Agenzia sia l’unico soggetto che dispone delle risorse del Fondo Unico.

Attuazione degli indirizzi di cooperazione

Non si individua un organismo responsabile dell’attuazione del documento di programmazione poiché il Ministero degli esteri è solo responsabile della politica di cooperazione mentre l’Agenzia esegue i programmi.

L’Agenzia non è l’ente responsabile dell’attuazione della programmazione ma è uno dei possibili soggetti esecutori delle attività di cooperazione.

L’Agenzia non dispone di strutture territoriali, escludendo una gestione decentralizzata delle iniziative.

Non c’è alcun riferimento alla capacità del Ministero degli Esteri di predisporre modalità di coordinamento con la decentrata.

Non è chiaro chi gestisce relazioni con agenzie multilaterali o accordi bilaterali.

Non viene fatto alcun riferimento alla valutazione indipendente.

Attori della cooperazione

Il ruolo della società civile è limitato al solo parere in programmazione.

Non si prevede la possibilità per le organizzazioni di Paesi partner di avere accesso alle risorse della cooperazione italiana.

Non si prevede un ruolo per l’impresa privata, non solo come partner ma come semplice realizzatrice.

Per rendere il Testo coerente, assicurare la completa riforma della cooperazione, l’unitarietà della politica di cooperazione in capo al Ministero degli Affari Esteri, la completa collegialità della pianificazione politica, la migliore coerenza e la massima efficacia, ActionAid raccomanda di:

specificare chiaramente che l’aiuto italiano è slegato, pur precisando che tende a privilegiare l’impegno di beni e servizi (Art 1,2);

Programmazione della politica di cooperazione allo sviluppo

non affidare al Consiglio dei Ministri ma al CICS l’approvazione del documento triennale, presieduto dal Presidente del Consiglio, per coinvolgerlo pienamente nelle programmazione (Art 3,2);

massimizzare la funzione del CICS, facendogli svolgere la verifica della coerenza delle politiche rispetto agli obiettivi di cooperazione (Art 6-bis);

riconoscere un ruolo all’Agenzia nell’istruire la programmazione e il coordinamento (Art 14,1),

rendere più completo il documento di programmazione per la politica di cooperazione con cancellazioni, i crediti previsti, le erogazioni verso banche e fondi di sviluppo, gli stanziamenti, orientamenti strategici per paese o regione e gli orientamenti dei tutti i Dicasteri nell’assicurare la coerenza (Art 3,2);

specificare che al Ministro degli esteri sono attribuite anche le competenze sui crediti, secondo art.6 Legge 49/87 (Art 3,3) e cura le relazioni con gli organismi multilaterali (Art 9,1);

coinvolgere il Ministro dell’economia nell’istruzione della programmazione (Art 3,5);


Fondo Unico

rendere l’Agenzia l’organismo che dispone esclusivamente delle risorse del Fondo Unico, (Art 14,3,d);

fare affluire nel Fondo Unico tutte le disponibilità del bilancio incluse quelle per assicurare la partecipazione italiana a banche e fondi (Art 6,2),

far gestire il Fondo rotativo all’Agenzia, secondo quanto previsto dall’art 6/49 (Art 9,1)


Attuazione degli indirizzi di cooperazione

rendere più stringente la relazione tra il piano triennale e il Ministro degli Esteri che controlli e vigili “l’attuazione del documento triennale” (Art 3,3);

indicare che il Ministro degli Esteri predispone modalità di coordinamento delle attività della decentrata (Art 12,3–bis);

individuare nell’Agenzia l’organismo responsabile dell’attuazione del documento di programmazione ( Art 3,2);

escludere che il Ministro degli affari esteri possa impartire all’Agenzia direttive dettagliate relative all’implementazione (Art 14,3, a),

semplificare la procedura di erogazione dei contributi a Banche e Fondi di sviluppo, per esempio, in accordo con il documento di programmazione, il MEF richiede all’Agenzia il trasferimento di risorse dal Fondo Unico (Art 3,5);

prevedere che gli accordi multi-bilaterali siano sottoscritti dall’Agenzia, in linea con le indicazioni del documento di programmazione (Art 11);

indicare che per la fase implementativa l’Agenzia curi le relazioni con gli organismi multilaterali;

attribuire all’Agenzia la capacità di approvare tutte le attività di sviluppo, in accordo con gli indirizzi del documento di programmazione (Art 14,4 f);

istituire strutture territoriali per l’Agenzia responsabili della fase di attuazione del documento di programmazione (Art 14,8);

istituire un ufficio indipendente per la valutazione delle iniziative bilaterali e multilaterali (Art 14,4 e);

Attori della cooperazione

riconoscere le organizzazione dei Paesi partner come attori della cooperazione (Art 15);

rendere obbligatorio il parere della Consulta della società civile nella fase di programmazione (Art 16,3);

consentire al CICS rivolgersi alla Consulta per valutare la coerenza delle politiche rispetto agli obiettivi di cooperazione (Art 6-bis);

affermare che l’Agenzia attivi forme di consultazione con la consulta nella fase attuativa del documento di programmazione;

riconoscere le imprese private come soggetti realizzatori, pur valendo il rispetto del codice etico ILO (Art 15).

venerdì 14 dicembre 2007

Valutazione aiuto italiano 2006: quantitativamente insufficiente, troppo legato, più orientato verso l'Africa

Secondo i dati ufficiali diffusi l’11 dicembre dal DAC, nel 2006 il rapporto APS/PIL è allo 0,20% - 3,6 miliardi di dollari - dallo 0,29% del 2005 - una riduzione delle risorse stanziate del 30% rispetto ai livelli 2005, che colloca l’Italia penultima in Europa dopo il Portogallo e prima della Grecia. Si tratta di un dato che era stato provvisoriamente annunciato ad aprile e che ufficializza il mancato raggiungimento dell’obiettivo europeo di Barcellona – 0,33% APS/PIL. La contrazione è dovuta più che all’esaurirsi delle cancellazioni del debito alla prevedibile riduzione dei trasferimenti multilaterali – di quasi 1,2 miliardi di dollari – con il sostanziale azzeramento dei trasferimenti verso la Banca Mondiale, dopo che nel 2005 l’Italia aveva pagato tutti gli arretrati degli ultimi 3 anni. E’ previsto che l’Italia verserà le quote del biennio 2006-2008 nel 2008.

Per il 2007 si prevede che l’APS italiano sarà attorno allo 0,29%-0,31% del PIL, grazie agli stanziamenti una-tantum derivanti dai due decreti extra-gettito, ma è improbabile che ci sarà il riallineamento europeo previsto dal DPEF per il 2008, quando anzi si stima che si contrarrà significativamente rispetto al 2007.

Per la prima volta dal 1994 la quota del bilaterale ( 54,9%) supera quella del multilaterale (45,1%). I livelli dell’aiuto italiano sono ancora sostenuti dalla cancellazione del debito (37,8%) e dai contributi alla Commissione Europea (36,1%).

Nel 2006, per quel che riguarda l’aiuto settorialmente ripartibile, l’assistenza tecnica è all’8,5% - destinata per il 47% a Cina, Iraq e Mozambico - seguita per la prima volta dal sostegno al settore dei trasporti (5,9%), con 148 milioni di dollari contro i 3 milioni dell’anno precedente. Il sostegno alla salute rappresenta il 3,75%. Si registra anche un aumento dei costi amministrativi per 25 milioni di dollari - quasi raddoppiando la sua quota sull’aiuto bilaterale – 2,65%.

La quota di aiuto destinata al sostegno dei servizi essenziali di base è del 3,36%, in contrazione rispetto al 5,03% del 2005 e sempre più distante dall’obiettivo del 20% stabilito dalle Nazioni Unite nel 1995.

Nel 2006, il 77% dell’aiuto italiano è slegato, ma la netto delle cancellazioni del debito lo slegato si riduce al solo 27%, una riduzione significativa rispetto al 2005 dove la quota di slegata al netto del debito era al 62%.

Il primo Paese beneficiario dell’aiuto italiano è la Nigeria con 754 milioni di dollari – il 72% è costituito da cancellazioni del debito – seguito da Iraq 485 milioni di dollari – dove le cancellazioni raggiungono il 97% dell’assistenza- e con la Serbia al terzo posto con 129 milioni di dollari – 93% dato da cancellazioni. La classifica dei beneficiari cambia se si scontano le cancellazioni: la Nigeria rimane primo beneficiario con 209 milioni di dollari seguita dall’Etiopia con 105- 79 milioni sono erogazioni di un prestito - dal Libano – 44 milioni- ed Afghanistan – 32 milioni di dollari. I trasferimenti netti dall’Italia verso alcuni Paesi sono stati negativi a causa dei prestiti che sono stati rimborsati: l’Angola ha versato all’Italia 31 milioni di dollari, l’Indonesia 25 milioni ed il Ghana 22.

Secondo gli impegni europei sottoscritti nel 2005, metà dell’incremento dell’aiuto dovrebbe essere destinato all’Africa sub-sahariana, tuttavia la contrazione di aiuto italiano non consente di valutare il raggiungimento o meno dell’obiettivo, ma è importante analizzare la variazione della distribuzione per valutare le priorità strategiche. La quota bilaterale destinata all’Africa Sub-sahariana passa in anno dal 38,5 al 52,6% ed aumentano anche gli stanziamenti da 873 milioni a 1,053 miliardi di dollari. L’incremento dell’impegno finanziario verso l’Africa Sub-sahariana a scapito del Medio Oriente è confermato anche dall’analisi delle destinazioni al netto delle cancellazioni del debito. Anche in questo caso, l’aiuto all’Africa Sub-sahariana cresce sia in termini assoluti – da 230 milioni a 352 milioni - ed anche relativi – dal 38 al 56%. La quota di aiuto destinata ai Paesi meno avanzati – 261 milioni di dollari - si mantiene su livelli costanti rispetto al 2005 -pari allo 0,01% del PIL - ed è bene al di sotto della media europea che destina ai Paesi meno avanzati circa lo 0,06% del PIL.

martedì 11 dicembre 2007

Alcuni commenti iniziali al Testo Unificato - Riforma Cooperazione

Dopo il ritiro il 6 dicembre dell'emendamento governativo in Finanziaria per l'istituzione dell'Agenzia e Fondo Unico, alla Commissione Esteri del Senato è stato illustrato il Testo unificato per la riforma della cooperazione predisposto dal relatore - Sen. Tonini.
La Commissione inizierà a lavorare sul testo, aprendo ad audizioni, con la consapevolezza che maggioranza ed opposizione sono ancora distanti da trovare un accordo sull'esistenza o meno dell'Agenzia.


Nel Testo Tonini vi sono aspetti più positivi rispetto al testo di legge delega governativo, per esempio il riferimento al Viceministro – anche se la sua nomina e le sue attribuzioni sono legate ad un decreto inclusa la sua partecipazione in Consiglio dei Ministri- , l’Agenzia attua gli interventi di emergenza- il Ministro degli Esteri può chiedere di avvalersi della Protezione Civile che dovrà agire d’intesa con l’Agenzia- viene istituita la consulta della cooperazione.

Il Testo presenta alcuni limiti, di seguito riportati:


Art 1,1 Il testo indica la cooperazione come “parte integrante della politica estera”

Art 1,3 non c’è chiaro riferimento al principio DAC dello slegamento, anche se positivo il favorire l’acquisto di beni e servizi locali.

Art. 2 manca un riferimento ai principi di partenariato, efficacia e titolarità ed il richiamo nell’art. 2,1 alle priorità dell’UNDP non è chiaro;

Art 3,2 non regolamenta né i prestiti né si riferisce alle cancellazioni del debito. In tutto il testo non si stabilisce la disciplina della concessione del credito né il soggetto erogatore.

Art 3,3 il piano triennale, pur approvato in Consiglio dei Ministri, si limita solo all’APS e non coinvolge aspetti di coerenza più ampi legati agli altri dicasteri. Il CICS discute della sua attuazione, limitando l’azione del Ministro che, comunque, vigila e controlla l’attuazione.

Art.6 Il Fondo Unico è limitato praticamente alle disponibilità della legge 49/87;

Art 6-bis, 2 nella composizione del CICS manca il ministero della Salute, l’allargamento della sua membership potrebbe essere decisa dal CICS stesso. Il ruolo del Viceministro non è chiaro soprattutto se vi siede contemporaneamente il ministro; il CICS discute sia di coordinamento che di coerenza degli “interventi”. Tuttavia, Il CICS realizzerebbe le sue massime possibilità come organo che punta a realizzare la “coerenza delle politiche”. Il CICS dovrebbe eliminare dal proprio mandato la funzione di coordinamento degli interventi affidandola al piano triennale ed al MAE. Le delibere del CICS dovrebbero servire per indirizzare le politiche degli altri Ministri; nel testo non si scadenzano i suoi incontri;

Art 11: Il testo sembra indicare per il multibilaterale una procedura troppo complessa legata ad accordi internazionali ratificati dal Parlamento;

Il testo conferma l’attuale complessa procedura per l’allocazione dei contributi multilaterali, utilizzando il poco trasparente Fondo Speciale del Tesoro e il lungo strumento legislativo per l’approvazione;

Art 13 La procedura di attribuzione della gestione emergenza da parte del CdM extra verso la Protezione Civile è troppo macchinosa;

Art 14: Non è chiaro se l’Agenzia “dai esecuzione” o “attui”

Art 14 Non è chiaro il rapporto tra Agenzia e piano triennale, che sembra vincolare solo il Ministro che invia direttive all’Agenzia. In questo caso si prefigurerebbe un’Agenzia “debole” con un proprio piano d’azione predisposto dal Ministro sulla base del piano triennale. Non è chiaro il rapporto tra Direttore dell’Agenzia e Viceministro.

Art 14, 8 l’Agenzia non ha una struttura territoriale permanente, precludendo la via al decentramento gestionale. Non è chiaro come si gestiscono le fasi istruttorie e di fattibilità delle iniziative locali. Non si prevede l’accesso a risorse italiane da parte di soggetti del sud. All’art 3,6 il testo precisa che ci si avvale delle rappresentanze diplomatico-consolari per la rappresentanza della cooperazione italiana, ma non si specifica si svolgano un ruolo in qualche fase degli interventi;

Gli unici limiti previsti per i soggetti della cooperazione è il riferimento ad un codice etico, anche se non si precisano le norme di riferimento- es: standard ILO.

In tutto il testo non c’è alcun riferimento alla valutazione d’impatto indipendente degli interventi che sia affidata ad un organismo specifico.

Manca riferimento alla copertura finanziaria e alla disciplina del rapporto con la 49, di cui si abrogano poche norme.

mercoledì 5 dicembre 2007

Governo pronto a ritirare emendamento per la creazione dell'Agenzia

A seguito delle critiche dell'opposizione e, anche, del Presidente della Commissione Esteri del Senato, il Governo ritirerà l'emendamento alla Finanziaria per l'istituzione dell'Agenzia, in cambio la Commissione Esteri del Senato si è impegnata a riprendere i lavori sulla riforma e ad avviare le audizioni fin dalla prossima settimana. Nonostante la retromarcia, l'emendamento del Governo può essere servito a evitare il rischio dello stallo parlamentare.

martedì 4 dicembre 2007

Un emendamento del Governo in Finanziaria per istituire Agenzia di cooperazione, Fondo unico e slegare l'aiuto

Dopo che i lavori del Comitato ristretto in Commissione Esteri del Senato - protrattisi per oltre 3 mesi - non erano riusciti a trovare un consenso bipartisan sulla questione dell'Agenzia e del Fondo unico per le risorse della cooperazione, il Governo ha presentato l'emendamento 31.02 alla Finanziaria in discussione alla Camera per la loro istituzione e lo slegamento dell'aiuto. Se sarà approvato, da gennaio naceranno Agenzia per la Cooperazione e Fondo Unico, ma resterà in vigore la vecchia disciplina delle cooperazione per gli altri ambiti.

L'emendamento governativo che è un nuova manifestazione di attivismo a fronte del rischio di un nuovo stallo parlamentare della riforma, realizza una significaitva innovazione istituzionale. Nei contenuti ricalca in gran parte il testo del Decreto legge delega per la Riforma. Il testo, non fa riferimento all'istituzione di un Viceministro, non si prevedono istituti collegiali o interministeriali per favorire la coerenza delle politiche, il Fondo unico è composto per lo più dalle risorse dell'attuale legge 49, non si prevede un ruolo d'interlocuzione parlamentare o con la società civile, né si fa riferimento a come avverrà la programmazione, che sarà in capo al Ministero degli Esteri.

Per questi apetti la disposizione della 49 resteranno la normativa di riferimento, rendendo comunque ancora necessario un riordino complessivo della disciplina.

giovedì 22 novembre 2007

Tagliati 40 milioni al Fondo Africano e Asiatico di sviluppo

L'italia rischia di non rispettare il suo impegno verso il Fondo Africano ed Asiatico di sviluppo poichè il disegno di legge approvato dalla Camera ha tagliato di 40 milioni dall'ammontare previsto per far fronte all'impegno assunto per 4 anni.

Le risorse tagliate sono servite per avviare la partecipazione italiana nella Corporaciòn Andina del Fomento, anche se
l'Italia ha già maturato un ritardo di due anni verso i due Fondi regionali di sviluppo. Al Ministero dell'Economia (MEF) sperano che saldando ed anticipando di due anni il contributo, sull'ammontare promesso si praticherà uno sconto, che consentirà comunque all'Italia di rispettare gli impegni pur con le ridotte risorse messe a disposizione. Se non fossero insufficienti, nel 2008 il Governo sarà costretto a ripresentare una nuova proposta legislativa per colmare l'ammanco.

Il caso specifico mette in evidenza l'eccessiva complessità delle procedure per il MEF per gli stanziamenti a banche e fondi di sviluppo, che dopo essersi assicurato la copertura finanziaria deve presentare un provvedimento ed affrontare un lungo iter legislativo
. Si tratta di un meccanismo che non è codificato da nessun disposto legislativo. Infatti, la legge 49 non fa riferimento alla procedura dello stanziamento verso Banche e Fondi. Paradossalmente , l'approvazione di progetti-iniziative della Cooperazione allo sviluppo del Ministero affari esteri è più snella. Alla fine degli anni '90, sulla base del vuoto legislativo il MEF aveva tentato di ottenere un semplificazione che non è stata approvata.

mercoledì 14 novembre 2007

Il Senato cancella l'Istituo agronomico d'Oltremare

L'approvazione dell'art 86 della Finanziaria ha portato alla chiusura di alcuni enti inutili tra cui l'Istituto Agronomico d'Oltremare (IAO). L'Istituto aveva un personale di 35 dipendenti, era prodisposto a spingere il dibattito sulle politiche di sviluppo rivolte all'agricoltura con un bilancio annuo di circa 3 milioni di euro. Lo IAO riceveva commesse per l'attuazione di progetti di cooperazione decentrata per lo sviluppo, svolti in collaborazione con l'Unione Europea, con l'ONU, la FAO e il World Food Program. Un emendamento presentato da Forza Italia per evitarne la chiusura è stato respinto.

lunedì 12 novembre 2007

L'impresa edile ed il debito del Camerun

Nel 2006 la società italiana di costruzioni Del Favero spa ha vinto una causa con il governo del Cameroon di cui aveva acquistato 800 mila di dollari di debito, essendo stata riconosciuto moroso, il Cameroon dovrà pagare tra prestito ed interessi 4,6 milioni di dollari ( quasi sei volte il prestito iniziale) a Del Favero. L’Italia ha cancellato nel 2003 55 milioni di euro di debiti del Cameroon. Lo Zambia aveva impugnato una sentenza simile che lo condannava a pagare 54 milioni su una somma prestata di 14 milioni di dollari. La corte ha alla fine accettato la linea difensiva dello Zambia, condannandolo olo per 14 milioni di dollari, riconoscendo che gli interessi era troppo alti.

venerdì 9 novembre 2007

Priorità cooperazione italiana 2008 ed oltre?

Nel discorso di chiusura del Forum, la Viceministra Sentinelli ha accenato quelli che potrebbero essere le priorità che potrebbero informare la prossima strategia pluriennale della cooperazione: Cancellazioni del debito - ben poco è ormai il debito italiano rimasto da cancellare - previlegiare i programmi sui progetti - un cambio strategico signifcativo dettato anche dalla necessità di rispettare gli impegni della Dichiarazione di Parigi - Sostegno alle organizzazoni multilaterali - sostegno ad interventi idrici - concetrandosi su un settore orfano dell'assistenza internazione e su cui l'italia a guidato il consorzio di donatori europei in Etiopia - organizzazione di una conferenza internazionale con la società civile dei Paesi partner; sostegno alla coomercializzazione locale dei prodotti agricoli- aid for trade. L'impegno per le pandemia e verso la realizzazione dei diritti delle donne non sono stati richiamati, ma sono una tema costante nelle strategie della cooperazione italiana. L'individuazione di paese e settori chiave da parte dell'Italia è irrinunciabile, visto che a livello europeo sta andando avanti il dibattito sulla divisione del lavoro, dove i donatori per paesi dovranno indicare settori d'intervento.

lunedì 5 novembre 2007

La Viceministra conferma 200 milioni di euro per le ONG

In base agli allegati alla Finanziaria, l’aumento sulla legge di cooperazione allo sviluppo - 49/87 -sarebbe ripartito tra aiuto bilaterale – 80 milioni - ed interventi d’emergenza 20 milioni. Secondo le dichiarazioni delle Vice Ministra al Forum della Cooperazione, i 100 milioni addizionali sarebbero destinati alle ONG che, toccando i 200 milioni, quadruplicano le loro disponibilità rispetto al 2006.

mercoledì 31 ottobre 2007

Emendamenti alla finanziaria che avrebbero un impatto sulla legge 49, cooperazione allo sviluppo

Un rapido aggiornamento su cosa potrebbe cambiare nel testo della finanziaria dopo gli emendamenti presentati in Senato da discutere in Aula.

Si prova ad inserire la tobin tax (Turigliatto).

Si prova ad aumentare gli stanziamenti sulla 49 di 200 milioni proponendo di tagliare fondi dalla tabella A dell’Economia (Martone).

Il Governo propone una nuova riformulazione dell’art 48 in cui non si parla di AMC e MDRI, ma di meccanismi innovativi e di cancellazioni del debito nei confronti di istituzioni finanziarie internazionali.

Ci sono alcuni tagli lineari pericoli per la tabella C che toccherebbero indirettamente la legge 49 della cooperazione: un emendamento (Iovene) per i rimborsi forfettari ad associazioni e uno del Relatore per la copertura del “ticket sanitario” (emendamento 48.0.1) che è il più pericoloso.

lunedì 29 ottobre 2007

Il Senato taglia 20 milioni ai Fondi di Sviluppo

Il testo del Decreto legge approvato e licenziato venerdì 25 ottobre in Senato presenta differenze con il testo governativo. Per quello che riguarda la Cooperazione allo sviluppo, sono stati tagliati 21 milioni di euro previsti per la partecipazione italiana a banche e fondi di sviluppo - pare che in Commissione bilancio alcuni emendamenti proponessero tagli ancora maggiori.

Ancora non è chiero che cosa questo ammontare abbia finanziato...

Per i tempi stretti di conversione e gli equilibri del Governo al Senato, è difficile che la Camera dei deputati possa rimodificare lo stanziamento, in linea con gli orientamenti iniziali, cercando coperture eventuali nelle risorse non spese di alcuni fondi rotativi fuori bilancio.

venerdì 26 ottobre 2007

Brief sulla Finanziaria e Aiuto allo sviluppo

Nota sulla Finanziaria 2008 del 25 ottobre


Ciclo di Bilancio 2008 e Lotta alla povertà: missione 0,33%, Poche certezze da una manovra ancora opaca




a cura di Iacopo Viciani, Luca De Fraia[1]

Raggiungere lo 0,33% nel 2008, per non fare deragliare l’Europa nel 2010

Secondo stime interne del Ministero degli Affari Esteri d’inizio di settembre, il rapporto Aiuto Pubblico allo Sviluppo/Prodotto Interno Lordo – (APS/PIL) per il 2007 era stimato attorno allo 0,21-0,23%, livelli non distanti da quelli del 2006. Il Documento di Programmazione Economico Finanziaria (DPEF) 2008-2010 aveva dato due segnali incoraggianti per il futuro:

1) la calendarizzazione del rientro stabile della politica di cooperazione allo sviluppo italiana in Europa, raggiungendo con due anni di ritardo l’obiettivo dello 0,33% APS/PIL, per poi arrivare allo 0,51% nel 2010. Il testo del DPEF indica la necessità di reperire risorse per la cooperazione allo sviluppo, che, al netto degli impegni pregressi, tendano allo 0,33% (5,2 miliardi di euro sulla base delle stime PIL riviste a settembre);

2) nella tavola della tassonomia della spesa, il DPEF inserisce le spese di cooperazione allo sviluppo nella stessa sezione delle spese per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e di riforma del welfare, quasi che una parte degli impegni della cooperazione -750 milioni nel 2008 e 150 per gli anni successivi - fosse diventata una “spesa obbligatoria” non più tagliabile.

Nonostante le premesse positive, risulta difficile valutare l’adeguatezza quantitativa per l’APS della manovra di bilancio 2008. L’opacità del bilancio ed il difficile calcolo dei tempi degli esborsi permettono solo di fare stime approssimative sui futuri livelli di APS.

E’ importante premettere che raggiungere l’obiettivo in ritardo comporta, comunque, costi opportunità, che posso essere quantificati. Il ritardo di due anni rispetto all’impegno europeo e il mancato rispetto della calendarizzazione per l’aumento APS/PIL indicata nel DPEF 2003-2006 hanno fatto sì che dal 2003 ad oggi, l’Italia abbia trattenuto risorse per la lotta alla povertà – una sorta di morosità morale nei confronti della comunità internazionale - per 4,5 miliardi di euro[2] – come se l’Olanda nel 2006 non avesse fatto cooperazione.

Quest’anno la stima complessiva dell’APS atteso per il 2008 appare ancora più difficile poiché sui possibili esborsi 2008 pesano i tempi tecnici di spesa delle risorse previste nel decreto 159 del 3 ottobre 2007, che contribuisce all’ APS per 765 milioni di euro aggiuntivi.

Per rispettare la lettera del testo del DPEF che indica uno 0,33% al netto degli impegni pregressi, solo 355 milioni di euro del decreto dovrebbero essere conteggiati come l’APS 2008. Tuttavia per le norme internazionali di rapportistica dell’APS non fanno questa distinzione e se le risorse appostate dal decreto saranno sborsate nel 2008, saranno tutte interamente contabilizzate nell’APS di quell’anno.

Nonostante le difficoltà di stima, il rispetto dell’obiettivo dello 0,33% appare già quasi pregiudicato da un peccato originale dell’aiuto italiano: i suoi bassi livelli di partenza e l’avere confidato per troppo tempo nelle misure una-tantum della cancellazione del debito, che ormai sono quasi esaurite.

Se nel 2008 non si raggiungerà lo 0,33% APS, per l’Italia sarà ancor più improbabile raggiungere lo 0,51% nel 2010. Non si tratta solo di ritardare il rientro della cooperazione italiana in Europa, ma anche di limitare i risultati europei. La distanza dell’Italia dallo 0,51% peserà anche sul risultato collettivo europeo. Se nel 2010 l’APS italiano non sarà almeno pari allo 0,44% del PIL[3] ( circa 7 miliardi di euro), anche l’Europa potrebbe mancare l’obiettivo collettivo dello 0,56% APS/PIL.


Un bilancio ancora poco trasparente:

La riforma del bilancio dello Stato per missioni e programmi, con il raggruppamento di tutti i capitoli dei dicasteri in 34 missioni, aveva le potenzialità per riunire sotto il titolo di “L’Italia in Europa e nel mondo” anche tutti i capitoli relativi alla cooperazione dei vari Ministeri. Negli anni passati, alcuni uffici del Dipartimento del Tesoro avevano cominciato a lavorare sull’idea di un allegato da inserire nella legge finanziaria che fornisse una sintesi dei fondi stanziati per l’APS.

In questo esercizio, però, non è stato fatto nulla per assicurare la trasparenza e la visione sinottica delle risorse stanziate per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo. Lo sforzo di trasparenza sarebbe stato in linea con il programma 2 della missione del nuovo bilancio “Italia in Europa e nel mondo”, denominato “cooperazione allo sviluppo e sfide globali”. I 762 milioni indicati nell’allegato di Missione/programma per “cooperazione allo sviluppo e sfide globali” indicano in realtà solo le disponibilità del Ministero degli Esteri, trascurando, ad esempio, i 350 milioni trasferiti al Fondo Europeo di Sviluppo per i Paesi di Asia, Pacifico ed Africa dal bilancio del Ministero delle Finanze.

Nelle tabelle di bilancio dei Ministeri restano ancora capitoli omnibus, che contengono risorse significative da destinare all’aiuto pubblico allo sviluppo, ma che non sono individuabili come tali. E’ il caso del Fondo Speciale della Tabella B del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), con 335 milioni di euro, che finanzia, tra l’altro, la partecipazione italiana a banche e fondi di sviluppo, oltre ad altri investimenti in Italia. Altro esempio è il capitolo 2212 del Ministero dell’Ambiente che dispone risorse per la promozione dello sviluppo sostenibile in Italia o nel mondo. Ancor pi importante per l’APS italiano è il capitolo del bilancio del MEF relativo ai trasferimenti al bilancio comunitario - 3,89 miliardi di euro - che successivamente saranno ripartiti anche su interventi di APS - stimabili mediamente a circa 750 milioni di euro all’anno. Mentre per l’importo di APS comunitario è necessario comunque attendere la ripartizione effettuata ex-post a Bruxelles, per il Fondo Speciale del MEF e per il capitolo 2212 del Ministero dell’Ambiente, è doveroso domandare una maggiore trasparenza

  • ActionAid chiede che si alleghi alla finanziaria una tabella di bilancio unitario per l’APS a bilancio che indichi, tra l’altro, i trasferimenti al bilancio comunitario, le disponibilità del fondo speciale del Ministero delle Finanze contabilizzabili come APS e i possibili importi dalle cancellazioni del debito.

L’APS del Ministero degli Affari Esteri

Nella legge di Bilancio del 2008 la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) ha richiesto di stanziare 1,034 miliardi di euro sulla legge 49/1987 per contribuire significativamente al raggiungimento dell’obiettivo dello 0,33%. La richiesta della Direzione è basata sull’ipotesi che, anche con il raggiungimento dello 0,33% (attorno ai 4,7 miliardi di euro secondo il DPEF – 5,2 miliardi sulle nuove stime di PIL), il Ministero degli Affari Esteri (MAE) continui a gestire la stessa quota di APS del 2007 - 22%. L’ammontare richiesto equivale ad un incremento del 57% delle disponibilità sulla legislazione vigente – pari a quello registrato lo scorso anno. E’ interessante notare che per raggiungere l’obiettivo dello 0,33% nella legge di Bilancio di due anni fa la DGCS domandava uno stanziamento maggiore - 1,4 miliardi di euro.

La Finanziaria per il 2008 porta gli stanziamenti sulla 49/87 a 742 milioni di euro, con un incremento di 100 milioni di euro (+15%) rispetto alla legislazione vigente. Al netto del taglio lineare previsto dalla Finanziaria dello scorso anno, si tratta di un incremento di 151 milioni (+26%). Nonostante non sia stata soddisfatta la richiesta della DGCS, si tratta del maggior stanziamento sulla 49/87 dal 2000, anche in termini reali.


Secondo le previsioni sul Bilancio 2008, il 98% delle risorse sulla legge 49 sarà destinato ad interventi in Paesi in via di sviluppo, un ulteriore aumento rispetto alla destinazione dello scorso anno (92%). In base agli attuali orientamenti, l’aumento sarà ripartito tra aiuto bilaterale (capitolo 2182) – 80 milioni - ed interventi d’emergenza (capitolo 2183) 20 milioni. I fondi destinati alle ONG restano invariati anche per il fatto che le loro disponibilità erano state triplicate lo scorso anno (149 milioni senza taglio lineare).

L’APS del Ministero dell’Economia, Ambiente ed Interno

Il Ministero dell’Economia e Finanze (MEF) a bilancio ha chiesto di disporre per il 2008 di circa 600 milioni di euro – al netto delle risorse previste dal decreto 159 del 3 ottobre –per garantire la partecipazione italiana a Banche e Fondi da stanziare sul Fondo Speciale. Al bilancio 2008 del MEF iscrivibili come APS sono da aggiungere 350 milioni - i contributi al “Fondo europeo di sviluppo” - 420 milioni nel 2007 -. Secondo il MEF, il Fondo Speciale non dispone dei 600 milioni richiesti, ma non c’è chiarezza sulla dimensione dell’ammanco. L’unica indicazione pubblicamente disponibile è lo stanziamento in tabella B di 335 milioni sul Fondo Speciale.

L’articolo 48 della legge Finanziaria autorizza la partecipazione italiana quarantennale all’Advanced Market Commitment e prolunga quella alla Multilateral Debt Relief Iniziative (MDRI), autorizzata dall’art.1 comma 98 della finanziaria 2006, con 20 annuali per ciascuna iniziativa. Sempre l’articolo 1 comma 98 aveva autorizzato un contributo ventennale di 25,8 milioni di euro annuali per l’International Finance Facility for Immunization (IFF-im) – per l’acquisto di vaccini già esistenti.

E’ positivo che impegni internazionali di cooperazione allo sviluppo vengano tradotti in finanziaria in una norma obbligatoria quarantennale. La Coalizione italiana contro la povertà (Gcap) aveva già giudicato insufficiente l’impegno finanziario italiano verso la MDRI, chiedendo al Governo d’impegnarsi per una quota pari al contributo del nostro Paese al bilancio alle Banche multilaterali di sviluppo (3,5%) - almeno 35 milioni.

Nell’articolo 48 potrebbe trovare spazio l’impegno italiano decennale di 3,2 miliardi di euro per la lotta all’AIDS promesso dal Primo Ministro al G8 tedesco, pur rivedendo al rialzo l’onore finanziario pluriennale previsto dall’articolo.

Il Ministero dell’Ambiente ha chiesto di disporre a bilancio di circa 70 milioni di euro per interventi di cooperazione allo sviluppo, riportabili come APS,. Tuttavia con la riforma del dicastero ancora in corso, non è possibile conoscere se in futuro il Ministero dell’Ambiente manterrà lo stesso profilo per attività di cooperazione internazionale.

Infine, al massimo altri 17 milioni sarebbero contabilizzabili come APS sul bilancio del Ministero dell’Interno, come allocazioni destinate a finanziare le spese per i rifugiati. Non si tratta necessariamente delle spese per centri di accoglienza temporanea ma dei costi di vitto ed alloggio del primo anno per i rifugiati che la rapportistica internazionale consente di indicare come aiuto. Per l’Italia, a differenza di donatori come la Francia, si tratta una quota limitata dell’APS, 36 milioni di euro nel 2003 e 23 milioni nel 2004.

· ActionAid suggerisce che, pur non compromettendo la partecipazione italiana a AMC e MDRI, si presenti un emendamento all’art 48 in modo che possa indicare l’autorizzazione della partecipazione dell’Italia all’iniziativa G8 per la lotta all'AIDS, con un contributo globale di euro 3,2 miliardi per dieci anni, da erogare con versamenti annuali fino al 2018, con un onere annuo pari ad euro 320 milioni a decorrere dall’anno 2008, destinati al finanziamento del Fondo Globale per la Lotta all'AIDS, Tubercolosi e Malaria e ad altre iniziative multilaterali e bilaterali.

· ActionAid chiede che le risorse presso il Ministero dell’Interno destinate al mantenimento dei rifugiati il primo anno non siano contabilizzate come APS, in linea con le scelte di altri Paesi donatori, come Regno Unito ed Ungheria.

L’APS oltre il bilancio: le cancellazione del debito e prestiti concessionali

In realtà una stima accurata dell’APS Italiano deve comprendere le risorse fuori bilancio: erogazioni di prestiti concessionali e cancellazioni del debito che dal 2000 hanno rappresentato rispettivamente il 5% ed il 20% dell‘APS italiano.

I prestiti sono erogati attraverso il Fondo Rotativo, gestito da Artigiancassa, che secondo il rendiconto generale al giugno 2007 ha una disponibilità al netto degli impegni già presi e delle approvazioni già effettuate pari a 1 miliardo di euro. Da due anni, il Fondo Rotativo non viene rifinanziato da trasferimenti di bilancio, un segno di discontinuità con il passato, che indica un riorientamento verso l’utilizzo esclusivo dell’aiuto a dono rispetto ai prestiti concessionali.

La contabilizzazione dei prestiti concessionali nell’APS è data dalla differenza tra erogazioni e rientri. Negli ultimi anni i rientri hanno superato le erogazioni, incidendo negativamente sull’APS ( per circa 515 milioni di euro dal 2000). Dal 2006, a seguito delle cancellazioni e delle conversioni del debito - che hanno fatto diminuire i rientri - e dell’approvazione di importanti nuovi crediti a Etiopia e Mozambico - che faranno aumentare le erogazioni - l’apporto dei credi sull’APS è ritornato ad essere positivo, ma quantitativamente ancora trascurabile.

Dal punto di vista dei volumi di risorse finanziarie, le cancellazioni del debito sono state la componente più importante dell’aiuto italiano. Le cancellazioni del debito non compaiono a bilancio, poiché non incidono sul deficit, anche se hanno un impatto sull‘indebitamento. A differenza dei trasferimenti a banche di sviluppo o al bilancio comunitario che sono tendenzialmente costanti e stimabili, è stata la volatilità delle cancellazioni del debito ad aver determinato le maggiori fluttuazioni dell’APS italiano.

Con cancellazioni dal 2000 al 2006 per oltre 6 miliardi di euro, i crediti italiani residui ancora cancellabili si sono ridotti. Il comma 1310 dell’articolo 1 della Legge Finanziaria dello scorso anno ha modificato positivamente l'articolo 5 della legge 209 (cancellazione del debito), allargando ulteriormente i criteri di applicazione dell’articolo oltre le emergenze. Stime del Ministero dell’Economia indicano che i debiti ulteriormente cancellabili potrebbero toccare i 1,5 miliardi di euro, un ammontare consistente - pari allo 0,10% del PIL.

La stima delle cancellazioni 2008 è difficile poiché non esiste un documento pubblico che indichi o la totalità dei crediti ancora cancellabili o gli accordi di cancellazione in negoziato durante l’anno con la relativa quota di APS[4]. Stime del MEF prevedono che dal 2009 in poi l’impatto delle cancellazioni sull’APS si ridurrà a solo il 5% circa dell’APS totale.

  • ActionAid raccomanda di valutare il possibile rifinanziamento del fondo rotativo, in linea gli stanziamenti precedenti, per almeno 40 milioni di euro, anche in considerazione del fatto che non hanno nessun effetto né sul bilancio né sul debito.

  • ActionAid raccomanda di inserire nella “Relazione sulla stato d’attuazione della legge 209” una sezione relativa all’ammontare dei crediti esigibili suddivisi per paese, con l’indicazione del possibile negoziato di cancellazione.

APS come spesa effettiva e non disponibilità: il decreto legge 159

L’APS è stimato non sulle disponibilità a bilancio ma sulle erogazioni effettive nell’anno, che possono includere anche i residui trascinati dall’anno precedente. Per questo, l’articolo 18 del Decreto legge 159, che destina per l’anno finanziario 2007 almeno 771 milioni[5] di euro contabilizzabili come APS, costituisce un ulteriore elemento di incertezza per la stima dei livelli 2008.

L’erogazione dei 771 milioni spingerà l’APS italiano a +0,06% del PIL. Tuttavia, è probabile che, a causa dei tempi di conversione stretti e le regole del bilancio, queste risorse non verranno erogate e sarà necessario un loro trascinamento nel 2008. I tempi sono stretti: la Ragioneria Generale dello Stato in principio non autorizza alcun pagamento prima della conversione in legge - al più tardi il 3 dicembre -, dall’altro i Ministeri devono comunicare alla Ragioneria gli impegni di spesa assunti per l’anno entro il 7 dicembre. Ancora più complesso appare l’esborso di una parte della somma: i 410 milioni previsti per la partecipazione a Banche e Fondi di sviluppo. Dopo la conversione del decreto, il dipartimento del Tesoro dovrà attendere un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che ne indichi la ripartizione.

Per i 225 assegnati dal decreto al MAE, sono da segnalare due elementi positivi, indice di dinamismo dell’amministrazione: la Ragioneria sta provvedendo a trasferire le risorse al MAE anche prima della conversione in legge del decreto e il Comitato Direzionale del 15 ottobre ha approvato 198,5 milioni di euro in contributi alle organizzazioni internazionali[6]. Nonostante l’impegno nel 2007, l’erogazione potrebbe slittare sempre al 2008. L’arrivo non programmato una quantità di risorse considerevoli sulla 49 – inferiore solo a quelle del capitolo per il multilaterale - ha creato difficoltà di programmazione ed assorbimento alla DGCS. Il MAE scelto di destinare le risorse in base anche all’opportunità amministrativa che l’esborso verso multilaterale costituiva, la lettere dell’articolo parlava di “contributi volontari ad organizzazioni umanitarie”.

E’ importante notare che seguendo la lettera dell’articolo 18, la DGCS, non poteva destinare i 225 milioni al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, Tubercolosi e malaria – l’organizzazione internazionale dove maggiore è l’investimento italiano - poiché il testo specificatamente destina al Fondo solo 130 milioni di euro.


Ipotizzando lo slittamento totale dell’esborso dei 225 milioni, l’ammontare di risorse spendibili sulla legge 49/1987 ad inizio 2008 sarà di 997 milioni - molto vicino al 1,034 miliardi di euro richiesto dalla DGCS. Inoltre, l’immissione di risorse fuori dal ciclo di bilancio 2008, pur causando difficoltà alla programmazione strategica di qualità, le rende comunque intangibili e sicure rispetto a possibili tagli lineari sulle allocazioni della Finanziaria.

  • ActionAid raccomanda che si garantisca alla 49/87 una disponibilità di esborso di 1,034 miliardi di euro nel 2008 attraverso, anche, il trascinamento dei 225 del decreto 159 e l’aumento di 37 milioni di euro degli stanziamenti in tabella C sulla legge 49/87.


L’APS oltre la finanziaria

L’approvazione della finanziaria non esaurisce la possibilità di aumenti di APS durante l’anno. Durante il 2007, nella legge 49 sono entrati 75,5 milioni, merito della componente “cooperazione allo sviluppo” dei decreti missione. Inoltre, il decreto extragettito di luglio ha stanziato 260 milioni per pagamento degli arretrati verso il Fondo Globale, più 10 milioni per emergenze e multilaterale. Anche nel 2005 due decreti - gennaio e marzo - avevano reso disponibili 951 milioni di euro per coprire il contributo a banche e fondi di sviluppo, quando sulla 49/87 erano disponibili 588 milioni di euro.

Nel 2008 sono attesi stanziamenti extra ciclo-di-bilancio contabilizzabili come APS per circa 500 milioni: 400 milioni di euro dall’approvazione definitiva dell’atto della Camera relativo all’ autorizzazione alla partecipazione dell’Italia a Banche e Fondi di sviluppo - anche se questo richiederà, per la relativa copertura, un pari aumento del fondo speciale del MEF - e 100 milioni di euro con l’approvazione definitiva della ratifica Accordo di modifica di partnenariato di Cotonou.


3 scenari per l’APS nel 2008: nessuna certezza per lo 0,33%

A fronte delle incertezza dei tempi di esborso e dell’incompletezza dell’informazione pubblica sono ipotizzabili tre stime per l’APS a bilancio 2008 - al netto di cancellazioni e prestiti concessionali, per i quali è difficile una stima esatta:

  • Scenario “massimo”: le disponibilità finanziarie del decreto 159 saranno erogate nel 2008 e saranno erogate tutte le risorse contabilizzabili come APS programmate oltre la finanziaria.
  • Scenario “minimo”: le disponibilità del decreto 159 saranno erogate nel 2007 e non saranno erogate le risorse previste extra-finanziaria nel 2008. L’APS/PIL 2008 sarà inferiore a quello del 2007.
  • Scenario “intermedio”: le disponibilità del decreto 159 saranno erogate nel 2007 ma nel 2008 saranno erogate le risorse previste extra-finanziaria.

Scenario “massimo” 2008

Scenario “minimo” 2008

Scenario “intermedio” 2008

3,6 miliardi di euro - 0,23% PIL

2,4 miliardi di euro – 0,15% PIL

2,9 miliardi di euro – 0,19%

Possiamo tentare di includere nello scenario una previsione delle cancellazioni del debito del 2008 e confrontare i livelli APS/PIL 2007 e 2008, sulla base dei tempi di erogazione delle risorse del decreto 159, indicati negli scenari. Il MEF stima le cancellazioni 2008 pari a circa 1 miliardo di euro – legate sopratutto all’ultima tranche del debito iracheno e alla cancellazione del debito della Repubblica Democratica del Congo. Dal confronto tra i livelli APS/PIL 2007-2008 emerge che saranno soprattutto i tempi d’esborso delle risorse del decreto 159 a determinare la tendenza alla crescita o contrazione dell’APS italiano tra i due anni.

Scenario “massimo”

Scenario “minimo”

Scenario “intermedio”

4,5 miliardi di euro – 0,29% PIL

3,3 miliardi di euro – 0,21% PIL

3,9 miliardi di euro – 0,25%

APS/PIL 2007: 0,21-0,23%

APS/PIL 2007: 0,28-31%

APS/PIL 2007: 0,28-31%



[1] ActionAid ringrazia gli esperti del Ministero degli Affari Esteri, delle Finanze, dell’Ambiente per il loro contributo e commenti durante l’elaborazione di questo brief (NdA).

[2] Il DPEF 2003-2006 prevedeva di raggiungere lo 0,19% (2,2 miliardi di euro) nel 2003, lo 0,23% (3 miliardi) nel 2004, 0,27% (3,7 miliardi) nel 2005 e lo 0,33% (4,2 miliardi) nel 2006. Per il 2007, anno in cui non esiste un target quantitativo nazionale, si assume che l’Italia si mantenga al minimo europeo dopo il 2006: lo 0,33%. In realtà, l’Italia ha raggiunto lo 0,17% (1,9 miliardi) nel 2003, 0,15% (1,9 miliardi) nel 2004, 0,29% ( 4 miliardi ) nel 2005, 0,20% (2,9 miliardi) 2006. Per il 2007 si assume che l’Italia raggiunga lo 0,23% (3,7 miliardi).

[3] Secondo il DAC, se i paesi EU rispetteranno gli impegni nazionali, APS/PIL europeo del 2010 sarà pari a 0,59%, grazie a Spagna, Francia e Finlandia che faranno meglio del target europeo. http://www.oecd.org/dataoecd/52/18/37790990.pdf

[4] per il DAC, le cancellazioni di crediti commerciali sono al 100% APS, mentre per quelle dei crediti di aiuto vanno considerati solo gli interessi (NdA).

[5] L’articolo 18 dispone di 910 milioni di euro, ma i 40 milioni dell’Africa Peace Facility, i 94 dei 100 per le missioni di pace ONU – solo il 6% del contributo al Peacekeeping UN è contabilizzabile come ODA - e i 5 milioni per la distruzione delle armi chimiche in Russia non sono riportabili come APS.

[6] Per il momento non sono pubblici i dati sulle allocazioni specifiche alle differenti organizzazioni multilaterali.

martedì 9 ottobre 2007

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